La luce è in fondo al tunnel, continuiamo a correre

Non sembrerebbero potere sussistere delle spiegazioni sulla deludente prestazione messa in scena contro l'AEK Atene nell'ultimo turno di Europa League. O meglio le spiegazioni parrebbero esserci, ma non sono semplici da scovare poichè esse si nascondono dietro a piccoli dettagli.
Il primo punto che mi viene in mente è la pressione intorno all'ambiente rossonero: tutte le certezze estive sono state minate con le ultime pessime uscite di campionato (Sampdoria, Roma, Lazio e Inter); in secondo luogo non si riesce ad avere una formazione titolare, un undici ben affiatato ed in grado di saper giocare a memoria; in terzo luogo i primi barlumi di nervosismo della dirigenza, ma trattasi pur sempre di barlumi.

Contro l'AEK la squadra rossonera non è scesa in campo nel primo tempo: il possesso palla sterile e fine a sè stesso non fa da preludio al goal. Questo, anzi, tarda ad arrivare e, quando lo e se lo fa, arriva dopo manovre impetuose, confusionarie e anche troppo ingegnate, lontane dalla semplicità.

È inutile sottolineare quanto tutto ciò sia colpa di una cattiva organizzazione della manovra della squadra, ma Montella per ora è l'unica alternativa degna di nota e lontana da fantomatici mister della Primavera come Gattuso e da alternative come un traghettatore come Pioli dell'Inter della passata stagione.

Insomma, è inutile girarci attorno, ma forse la cosa più ovvia è mantenere nel box rossonero l'Aeroplanino. Si dia, così, più tempo ad un allenatore che con nulla ha fatto tanto e che, obiettivamente, con tanto sta racimolando poco. Solo il tempo ci dirà se questo Montella sarà un buon allenatore, ma lo si deve lasciare seduto sulla panchina rossonera almeno fino a fine anno.

Con l'AEK, il Milan ha cominciato a macinare gioco soprattutto nella ripresa dove le grandi parate di Anestis hanno sbarrato la porta ad Andrè Silva, Cutrone, Suso, Calhanoglu. Certo, se fosse arrivato al gol, staremmo sicuramente parlando di reazione di orgoglio, ma al momento bisogna fare i conti con la realtà.

Di cosa si tratta? Questo è semplice. Il Milan non è ancora squadra, le poche reazioni sono circoscritte a circostanze di svantaggio che richiedono una rimonta, e le manovre offensive non esistono soprattutto contro squadre ben organizzate.

Contro la squadra greca, si è vista grandissima difficoltà nel superare la metà campo e, soltanto quando giocatori come Bonucci e Locatelli si inserivano tra le linee di centrocampo, si riusciva a creare una situazione di pericolosità.

 Un punto fondamentale del non gioco rossonero è il mancato rendimento di giocatori chiave di quest'ultimo mercato milanista. Bonucci, Biglia, Calhanoglu, Silva stanno rendendo al di sotto delle loro possibilità e si faticherebbe a non andare una colpa a Montella, masono convinto che, in realtà, questi giocatori debbano abituarsi ad entrare negli schemi di Montella.

Vorrei però sottolineare un'ultima cosa: a quanti dei tifosi rossoneri piacciono le manovre della squadra interista o della squadra di Allegri? Ai veri milanisti quello non risulterebbe calcio. Sì, direte voi, ma fanno risultato. È vero, ma quello non è un nostro modo di guadagnare i tre punti. Ci sta ogni tanto, non sempre. Obiettivamente, questa dirigenza ha puntato Montella come allenatore per il domani e per il bel gioco, una filosofia che ha contraddistinto il Milan in ogni angolo del mondo. Diamogli ancora del tempo e vedremo come si evolveranno le cose.

Abbiamo soltanto bisogno di creare quell'amalgama necessaria per far esplodere la miccia decisiva e far sì che si cominci a creare la grande bellezza per rientrare nelle grazie dell'Europa e del mondo.  

Per farlo, però, ascoltiamo le parole di Montella:"Questi ragazzi hanno bisogno che i loro tifosi gli stiano vicini." Il Milan è nostro. Proprio per questo motivo, dobbiamo stare ancora lì a sostenere dei ragazzi che hanno bisogno di sentirsi importanti in un momento delicato come questo inizio di stagione.


Andrea Armando Sciascia 
Amazing Milan

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