Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?

Anche questa settimana  giunge ineluttabile il "bombone mediatico", la "clamorosa indiscrezione" che sollecita la vasta platea rossonera e che infiamma il dibattito fra i più eminenti e dotti specialisti sui social networks. Il riferimento è alla possibilità che Ricardo Izecson dos Santos Leite, detto Kakà, torni ad indossare i colori rossoneri.

Come sempre, l'obiettivo è quello di analizzare il fatto oggettivo, la notizia nuda e cruda, evidenziandone e gli aspetti positivi e gli aspetti negativi, omettendo ogni tipo di valutazione partigiana dettata dal puro fanatismo.

Alcune testate giornalistiche di primo piano (Corriere dello Sport, SportMediaset) hanno riportato la voce trapelata dal Brasile secondo cui "Smoking Bianco" Kakà avrebbe comunicato all'attuale dirigenza rossonera la sua volontà di terminare la propria carriera da calciatore professionista con la maglia dell'AC Milan, pervenendo in quel di Milanello durante la sessione di mercato invernale, per poi ritirarsi al termine della stagione. 
La volontà dell'ex pallone d'oro, da sempre fortemente legato ai colori del diavolo, sarebbe infatti quella di principiare una carriera dirigenziale nel primo club di Milano.

Al momento, dato il silenzio del management societario, non ci è dato sapere se l'indiscrezione sia di fatto fondata e foriera di verità o se possa essere celermente cestinata.

Ad ogni modo, indipendentemente dalla sua veridicità, suddetta notizia ha letteralmente squarciato la tifoseria in due fronti che potremmo definire dei "Romantici" e dei "Realisti". 
I "Romantici" hanno manifestato fin dal principio il loro placet al ritorno dell'ex gloria rossonera, rievocando i lieti trascorsi del passato e dichiarando la loro incapacità di ripudiare un calciatore e sopratutto un uomo del calibro di Kakà
I "Realisti", invece, fortemente influenzati dall'andamento negativo della squadra, considerano l'eventuale nuovo approdo del brasiliano in rossonero negativamente, non gradendo una "minestra riscaldata" che costituirebbe soltanto un peso per gli attuali equilibri della rosa.  

"In medio stat virtus" dicevano i latini, invitando alla ricerca dell'equilibrio e ad evitare ogni esagerazione: motivo, questo, per cui mi sento di prendere le distanze da entrambi gli schieramenti.

Nello specifico, è indubbio che l'apporto tecnico di un calciatore prossimo al ritiro (36 anni ad Aprile) sia pressoché pari a zero, così come è indubbio che la sua presenza concreta sul campo di gioco sarebbe dunque quasi nulla (potrebbe giocare 3-4 partite ndr).   

L'importanza di un suo ipotetico approdo sarebbe pertanto  preminentemente  connessa   al futuro societario che personalmente mi sentirei di riconoscere  a "musica e magia"  Kakà, dato il forte senso di appartenenza che  ha sempre manifestato  per ogni dove  nei confronti dei colori che tanto amiamo.     

Inoltre, visto e considerato il tragico momento di crisi che il mondo Milan sta attualmente patendo, non è da escludere l'apporto che potrebbe garantire in termini di temperamento ed esperienza, inculcando nello spogliatoio rossonero quei valori e quei principi che contraddistinguono le squadre vincenti dalle altre.                                                                  Nel suo primo ritorno a Milano, infatti, nonostante il periodo trascorso fosse, in termini di risultati, piuttosto burrascoso, l'ex giocatore dell'Orlando City funse da trait d'union per l'intera squadra, creando uno spirito ed un'empatia che oggi sarebbero apprezzabilmente graditi.

Sei mesi di contributo attitudinale a disposizione dello spogliatoio ed una carriera da dirigente per quella squadra che non ha mai smesso di amare.                                      Esperienza e professionalità: semplicemente Ricardo Kakà


Christian Urbani
Amazing Milan

   



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