Scintille di grande Milan

Con le debite proporzioni, sia chiaro, in queste prime settimane di milanismo ritrovato abbiamo assistito allo sbocciare di quella che potrà essere un grande squadra. Ci sono le stesse scintille che qualche annetto fa vedemmo riverberare in una calda estate che insieme alle stelle cadenti portò in dote Nesta e la nascita del primo grande Milan di Ancelotti. Un Milan che, all’epoca, si giocò in Estate l’ingresso in Champion’s League mentre questo, che parte da basi un filo più modeste, si deve arrampicare verso i gironi di Europa League. Ma i barlumi di squadra, di gioco e di potenziale crescita sono gli stessi. Accompagnati e quasi sospinti da un popolo, quello milanista, capace di amare incondizionatamente Blissett e Jordan figuriamoci Bonucci, Biglia e Kessie.
Perché solo una cosa non sopporta il popolo dei cacciaviti: essere preso per i fondelli. Dopo di che possiamo essere anche innamorati persi di Smoje. Basta essere chiari. E questa dirigenza ha fatto della trasparenza, sia a livello di comunicazione che di azioni, il suo manifesto programmatico. Con buona pace dei Pallotta, dei Tohir e di Ilaria D’Amico la cui competenza calcistica e pari alle nostra in materia di taglio e cucito. Lei però può permettersi di fare illazioni davanti  milioni di spettatori senza lo straccio di una prova e rivendicare la sacra etica professionale dei giornalisti.

Resta il campo. Un campo che parla rossonero ormai da tre settimane. Montella è ripartito dalla finale di Supercoppa di Doha e da un girone di andata infiocchettato da gioco propositivo e crescita di giocatori che sembravano alla frutta. I principi di gioco (termine che piace tanto al giorno d’oggi) sono i medesimi, terzini alti in fase di possesso con difesa a tre mascherata e Suso che si accentra in posizione di falso trequartista alle spalle della punta centrale. Se le idee sono quindi quelle del bel Milan di un girone fa, gli interpreti sono decisamente migliori sul piano tecnico e della personalità e questo è il vero salto in avanti compiuto dalla società.
Con questo materiale umano il palleggio risulta più fluido, la cattiveria sotto porta è diversa, la volontà di pressare nella metà campo avversaria anziché rinculare quando si perde il pallone ha un'altra inerzia e determinazione.
 

Vincenzo ora ha il materiale umano su cui plasmare le proprie convinzioni e ha margine per rotazioni cosi ampie da risultare imbarazzanti rispetto alla penuria di un anno fa. A voler trovare il classico pelo, giusto per non sembrare troppo zerbinati, riterremmo utile una mezz’ala di buon livello per dare il cambio a Kessie, unica figura con caratteristiche uniche in rosa e il bomber top, il giocatore da 25 gol garantiti che spacchi le partite quando non si arriva a farlo attraverso il gioco. Kalinic è un artista del gioco per palati fini ma non è uno sfondareti. Appagherà la vista degli esteti e riempirà la manovra ma non è il cannoniere da primi posti della classifica dei bomber. Lo sarà Andrè Silva, speriamo prima che poi, fromboliere dai piedi fatati che, come molti giovani, deve trovare la giusta via tra lo specchiarsi nel proprio bello e il picchiare duro. Quando là troverà avremo il crack che tanto aspettiamo per onorare la numero 9. E attenti a Cutrone. Il gol di ieri è da punta vera, cattiva, cinica. Se prosegue cosi, protetto e stimolato a puntino, abbiamo una batteria da 40 gol già pronta nell’arsenale. E pazienza allora se il grande nome non c’è e non ci sarà.


Andrea Matani
Amazing Milan

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