Anelli al naso e cose formali

Se ci avessero detto solo tre mesi fa che il Diavolo avrebbe fatto una campagna acquisiti di questo livello probabilmente avremmo riso in faccia al nostro interlocutore in modo cosi sguaiato che ci avrebbero rinchiuso insieme agli amici di Jack Nicholson in “Qualcuno volò sul nido del cuculo”.
E invece siamo qui, oggi, a commentare una campagna di rafforzamento che ci riporta, per efficacia e idee a quella ormai lontana in cui, nell'estate del 1992, Silvio Berlusconi regalò al popolo rossonero Lentini, strappandolo alla Juventus a suon di miliardi (all'epoca era ancora in vigore il vecchio conio...) e vi aggiunse, cosi per gradire, Papin, Boban, Savicevic, Eranio, De Napoli: un pallone d'oro, due fenomeni che lo avrebbero probabilmente vinto se non avessero giocato in un Milan che già ne comprendeva diversi e un paio di nazionali. Non so se rendiamo bene l'idea a chi all'epoca non c'era o era troppo piccolo per ricordare.

Già, perchè se fino ad una settimana fa, lo shopping del duo Fassone-Mirabelli, pur essendo comunque strepitoso e infinitamente migliore degli ultimi tragici cinque della precedente gestione, mancava di quei tasselli che servivano per piazzare il Milan a ridosso, se non allo stesso livello delle corazzate del campionato, adesso, con l'arrivo di Biglia e Bonucci le chiacchere stanno a zero.
 
Biglia è l'uomo di esperienza che mancava nel centrocampo talentuoso ma giovane architettato dal duomvirato rossonero. Bonucci, beh, non sarà Nesta ma mediaticamente e a livello di risalto ha lo stesso impatto tecnico che aveva creato l'approdo del numero 13 laziale dopo il suo arrivo a Milanello.

Ed attenzione, non è ancora finita. Perchè è oramai certo come manchi l'ultimo tassello: la punta che fa saltare il banco. E con tutto il rispetto non sarà Kalinic, o solo Kalinic.
Il Bomber della viola, come noto, è già sulla strada di Milano bloccato in caso di mala parata ma gli obiettivi son altri. Un gruppo che investe quello che ha investito Li ha bisogno dell'uomo immagine, del colpo ad effetto che faccia il botto oltre che in campo anche nel marketing mondiale. Insomma dell'investimento tecnico e mediatico che produca margini economici tali da permettere il recupero dei capitali tramite il merchandising sul mercato asiatico. La nostra scelta primaria sarebbe Belotti, ragazzo con la testa sulle spalle, milanista e con lo strapotere fisico adatto a scardinare le difese in Italia e in Europa. In seconda battuta Morata o Aubameyang andrebbero benissimo. E, sia chiaro, se per cause di forza maggiore dovesse arrivare il solo Kalinic sarebbe comunque un ripiego di lusso in attesa che sbocci Andrè Silva.
 
Non siete ancora contenti? Ok andate a consultare un bravo strizzacervelli specializzato in orfani di cravatte gialle. Di gente impiccata alle suddette cravatte, in questi giorni, sulle principali emittenti se ne trovano parecchi. Potete fare loro compagnia insieme ai gloriosi slogan “siamo a posto cosi”, “ultracompetitivi”, “non entra nessuno se non esce nessuno” e via discorrendo.
Niente male per i
“cinesi che non esistono”, per un mercato fatto con “i soldi di Silvio che rientrano dai paradisi fiscali” e per gli “incompetenti interisti” Fassone e Mirabelli. Per tutti gli esperti di geomarketing, agli amici di “un giorno in pretura” e ai sodali di Sabatini... i nostri più cari saluti.

Permetteteci una breve digressione, l'ultima, sulla vicenda Donnarumma: forse l'unico neo dell'estate milanista.
Vincono e perdono tutti in questa storia. Vince sicuramente “la famiglia Donnarumma” che piazza un colpo da sette milioni tra Gigio e tangente sotto forma di fratello in perfetto stile Italiota (Mirabelli in conferenza stampa non poteva dire che quello che ha detto). Vince comunque il Milan che non perde un asset importantissimo e avrà tra un anno una clausola accettabile in caso di dipartita del bimbo prodigio dalle idee ondivaghe. Vince anche Raiola anche se non come avrebbe voluto perchè alla fine non sapremo mai cosa sta, di fatto, sotto all'accordo finale ma è sicuramente il primo degli sconfitti di una trattativa dove tutti hanno ceduto qualcosa (qualcuno anche la dignità). Lui, il pizzaiolo, perde in un colpo tanti milioni ma sopratutto lascia a terra la credibilità e l'aurea di intoccabile che aveva mostrato sino all'incontro con la dirigenza del Milan. I Flop mediatici clamorosi sciorinati come un novello principiante dei palcoscenici nell'era della trasparenza mediatica internettiana lasceranno il segno anche nelle future trattative, non necessariamente a casa Milan.

Ora la palla passa a Montella. La squadra c'è e sarà ulteriormente migliorata. Il tempo degli alibi e delle scuse (a cui Montolivo ha già fatto riferimento sostenendo che si sente la pressione...) è finito.
Dopo un girone di andata stellare e uno di ritorno inaccettabile ma con tante attenuanti ora tocca a Vincenzino passare alle cose formali... sul campo.


Andrea Matani
Amazing Milan

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