Se il Crotone è da Champions...

Quattro partite. Ancora quattro partite e poi anche questa stagione sarà finalmente archiviata ponendo cosi fine alle sofferenze del popolo milanista.
E dire che non era iniziata poi nemmeno male. Montella era partito con scelte nette, di rottura, puntando su giocatori che sembravano, se non campioni, almeno utili ad imbastire una parvenza di squadra basata sul gioco. Raggiunto l'apice con l'insperata vittoria in Supercoppa, attraverso la prestazione più convincente della stagione sia dal punto di vista mentale che del collettivo, ci si aspettava che proprio da quel successo si traesse lo slancio per un girone di ritorno per lo meno all'altezza dell'andata. Un'andata che aveva visto il Milan quasi sempre a ridosso della zona Champions. Invece quella vittoria è come se avesse appagato le menti ed i muscoli di chi abita a Milanello ed anziché fungere da catapulta per un ulteriore miglioramento è diventata uno scivolo verso un degrado tecnico e di idee che ci ha riportato indietro di un anno, alle stesse sofferenze patite con Mihajlovic e Brocchi.

Oggettivamente non siamo da Champions ma, sostenere che non si debbano battere Pescara, Crotone ed Empoli, formazioni che, insieme all'Ancona di Jardel e Sonetti, rappresentano il peggio proposto dalla Serie A negli ultimi trent'anni, è francamente stucchevole. Il calcio non è una scienza esatta ma, contro le peggiori difese ed i peggiori attacchi della massima divisione, non era forse doveroso aspettarsi qualcosina di appena più decoroso?

L'involuzione parte dalle scelte difensive dove il miglior centrale del girone d'andata, Paletta, è stato messo in discussione rispolverando in una bizzarra logica di turnover Zapata ,con tanto di fascia al braccio, di fatto creando gli stessi problemi di affiatamento delle stagioni precedenti dove ogni maledetta domenica si cambiava l'impianto difensivo. Certo anche Palettone ha commesso errori ma sono sempre rimasti all'interno di quel conto che ogni stagione propone a tutti i giocatori (Miranda, Koulibaly, Manolas e Bonucci compresi...).

Il centrocampo è l'anello debole del lotto e lo si sa da sempre. L'infortunio di Bonaventura ad Udine ha tolto personalità e pulizia di palleggio (anche se Jack sembrava oramai destinato al ruolo di esterno offensivo più che di interno...) in mezzo al campo oltre che un supporto al terzetto in mediana in cui si inseriva rientrando per supportare la costruzione del gioco. Infine Locatelli. Lanciato dopo la rottura di Montolivo era indiscutibilmente la miglior stella nascente del campionato. Bisognava insistere su di lui senza indugi, consapevoli che avrebbe avuto alti e bassi dovuti all'età e agli sbalzi temperamentali che un ruolo critico come quello di regista in un centrocampo a tre richiedono. Invece si è iniziato a criticare il ragazzo come se fosse un Pirlo fatto e finito: “Non lancia lungo”, “è troppo scolastico”, “non salta l'uomo” le migliore perle lette e ascoltate su di lui negli ultimi mesi. Risultato? Panchina e perdita di fiducia matematica a scapito dell'ultratrentenne Sosa, inspiegabile scelta estiva del Condor, a quanto pare avallata dall'aeroplanino insieme a Mati, strappato con scasso al Cagliari con tanto di incidente diplomatico sfiorato nemmeno fosse il nuovo Rijkaard.

Per finire uno sguardo al reparto offensivo. La tristezza assoluta. Ci siamo ridotti alla lotta tra fazioni: Bacchiani contro Lapadulisti. Guelfi e Ghibellini in salsa rossonera come se il problema fosse solo il centravanti. Bacca in assoluto è più forte ma è fuori contesto da quando in estate è stato messo in lista partenti salvo poi essere richiamato per mancanza di assegni adeguati pervenuti in via Aldo Rossi. Lapadula ha meno talento ma perlomeno permette alla squadra di giocare in undici per novanta minuti. Soluzione? Metterli in condizione di avere palloni giocabili non sarebbe una cattiva idea. Ecco, perchè il nodo al pettine è poi questo. Non avendo uno straccio di schema offensivo, essendo tutta la manovra incentrata sulle invenzioni di Suso e Deloufeu, appena questi ultimi hanno esaurito la vena creativa (o la benzina) il tutto si è arenato come una chiatta nelle secche. E qui nasce la reale esigenza del prossimo mercato. Perchè si, ci vuole il bomber che garantisca 20-25 gol e si integri nel gioco della squadra, ma occorre anche un cast di supporto che sia anche concreto e funzionale ad innescare la prima punta e non solo intento agli svolazzi e al gioco di specchi come purtroppo sono oggi i due spagnoli.

Capitolo Montella. All'inizio ci aveva conquistato con le scelte coraggiose, i modi pacati in perfetto stile Milan e la volontà di dare un gioco basato sul palleggio anche a costo di rischiare qualche magra figura. Oggi siamo davvero in dubbio e le dichiarazioni di ieri in cui si sostiene che, in fondo, il Crotone ha una media da Champions ci lasciano un filino interdetti. Vincenzo sembra essere in confusione, tra scelte opinabili e dichiarazioni democristiane volte a garantirsi l'appoggio dei media e della piazza, che però non aggiungono punti al cammino del Diavolo. Per la prossima stagione, in tutta onestà, non sarebbe il nostro primo candidato. Ma essendo tutti i tecnici big fuori dal mercato crediamo che sia giusto dargli l'opportunità di giocarsi una stagione con scelte di primo livello e senza il teatrino di una società fantasma cui però sembra ancora un po troppo legato.

Restano però quattro partite che devono dire cosa siamo e su chi dobbiamo puntare per diventare qualcosa di meglio. Un altra discesa agli inferi senza mordente e senza attributi come nelle ultime due disastrose stagioni non sarebbe accettabile e anche Vincenzino avrebbe le sue responsabilità.

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