Milan, perché?

“Milan, perché?”. Questa è la domanda che riecheggia nelle menti dei tanti tifosi rossoneri dopo l’incredibile ed inaspettata sconfitta casalinga contro l’Empoli, quart’ultima squadra di questo campionato.
Ancora si stenta a credere a quanto sia andato in scena sul prato di San Siro in questo assolato, poi rivelatosi triste, pomeriggio. Si fatica soprattutto a concepire una sconfitta del genere se si considera anche la clamorosa chance cestinata: il Milan, visto il passo falso dell’Inter contro la Viola, avrebbe potuto guadagnare altri tre punti di vantaggio portandosi a +5 sui cugini, e invece no. Come se questa squadra avesse nel proprio DNA la sofferenza e non riuscisse a fare il definitivo salto di qualità imprimendo una decisiva svolta a tutta la stagione. Oggi s’è giocata una buona chance di entrare in Europa, eppure il Milan l’ha fallita dopo aver giocato con la stessa mentalità del match di Pescara (una fotocopia sul piano della grinta e sul piano tattico).

Forse Montella e i suoi ragazzi non hanno definitivamente smaltito l’euforia post derby, ma così davvero si pensa di poter entrare in Europa League? La crescita di una squadra passa attraverso le prestazioni contro le piccole, e in questa stagione non sono pochi i passi falsi che hanno allontanato il Milan dall’Europa (vedi i due match contro l’Udinese, il ritorno contro la Sampdoria, il pareggio contro il Pescara di Zeman, e per finire la sconfitta maturata contro l’Empoli).

Ci si chiede il perché di certe scelte da parte dell’Aeroplanino: perché quel centrocampo con l’inguardabile Mati Fernandez, palesemente fuori forma, e non Kucka; perché l’impalpabile Lapadula per una partita che maggiormente si confaceva alle caratteristiche di Bacca; perché riproporre ancora De Sciglio, visibilmente in affanno dal calcio di inizio confermando di essere anche un uomo privo di carisma e non degno della fascia di capitano; perché preferire Sosa a Locatelli, con quest’ultimo apparso uomo chiave negli ultimi istanti di gioco contro l’Inter? Insomma, sono tante le domande che si possono porre a Montella, e difficilmente si riuscirebbe ad avere una risposta, ma, al momento, la cosa certa sembra che l’allenatore milanista abbia sbagliato la formazione e sottovalutato un avversario rinato dopo la vittoria contro la Fiorentina. Montella insomma non sembra essere esente da colpe.

Non tutte le colpe, però, possono attribuirsi all’allenatore. Tralasciando le scelte della vecchia società (ormai un ritornello su cui non val la pena soffermarsi), quest’oggi ogni uomo dello scacchiere rossonero sembrava giocare per sé stesso. Suso aveva un conto aperto con Skorupski (stravinto dal portiere dell’Empoli), Deulofeu a tratti irritante per la continua ricerca di dribbling infruttuosi e alla ricerca spasmodica di un contatto in area di rigore (bravi gli avversari e i direttori di gara a non cascarci), Pasalic alterna momenti di altissimo calcio ad abilità tecniche tipiche della terza categoria, e poi il duo Paletta-Zapata che, lo abbiamo visto tutti, non funziona (entrambi colpevoli sulle reti toscane e troppo macchinosi) e sembra confermare quanto sia indispensabile il giovane Romagnoli a questa squadra. 

Questo Milan, dunque, va a corrente alternata e, se non supportata da Deulofeu e Suso, la luce fatica ad illuminare San Siro, che in giornate come questa sembra precipitare nell’oscurità. A Montella, dunque, l’arduo compito di ricompattare il gruppo che, dopo questo bagno di umiltà, sarà chiamato a riscattarsi a Crotone, in un “Matusa” che si preannuncia infuocato e che ha già mietuto una vittima illustre, ovvero l’Inter

Se si vuole tornare in Europa, al Milan non sono concesse altre sbandate, soprattutto se all’orizzonte si profilano le partite contro Atalanta e Roma, dove importante sarà non perdere punti per evitare una prossima stagione con i rossoneri assenti dai palcoscenici europei.



Andrea Armando Sciascia
Amazing Milan

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