Caro Vincenzo, la luna di miele è finita

Intendiamoci subito: non era tutto oro prima e non è tutta melma oggi. E’ però inequivocabile che qualcosa nel giocattolo Milan si sia rotto dopo Doha. E, se avete buona memoria, non è la prima volta che accade che i rossoneri, quando le cose sembrano mettersi per il verso giusto, staccano improvvisamente la spina.
Durante la reggenza di Inzaghi si arrivò alla sosta invernale con l’entusiasmo alle stelle, squadra in crescita e vittoria con il Real Madrid durante la preparazione post cenone di Capodanno. Tutto a posto? Nemmeno per sogno perché di li a poco il Milan si sarebbe liquefatto come un calippo a ferragosto.

Un anno fa più o meno stesso ritornello di una canzone stantia. Mihajlovic dopo un inizio incerto raddrizza la baracca (nonostante le influenze e le flatulenze presidenziali) fino ad arrivare a massacrare l’Inter nel derby e a riportarsi in zona Champions con l’aggiunta della ciliegina sotto forma di finale di Coppa Italia. Sembra una stagione che può riportare il sorriso dopo tanti mugugni ma, proprio dopo aver raggiunto la finale di Roma battendo l’Alessandria, ecco che ancora una volta la squadra si sgretola, probabilmente pensando di aver già fatto il proprio dovere e di poter vivacchiare fino al termine della stagione.

Ed arriviamo a Montella. Ancora una volta il Diavolo, tra mille incertezze, raggiunge livelli più che decorosi di gioco (comunque rivedibile anche se più gradevole degli anni precedenti) e risultati arrivando a vincere la Supercoppa. Tutti, a questo punto, si sarebbero aspettati il salto di qualità che sì, c’è stato, ma al contrario.
Potrà essere un caso? Tre indizi fanno una prova diceva qualcuno. E infatti al caso crediamo poco. Tendiamo più a credere ad una squadra molle di testa che pensa di raggiungere l’obiettivo minimo stagionale per poi lasciare ogni volta la presa appagata per il minimo sindacale messo in cascina. Al Milan non si può e non si deve però ragionare in questi termini.
E qui entra in scena Montella. Sino ad oggi ha goduto di credito illimitato, per via dei risultati che hanno nascosto per sei mesi quello che la buona stampa si è ben guardata dal sottolineare, ovvero il gioco sterile della squadra. E’ indiscutibile che il gioco, a tratti, sia più appagante per la vista degli anni passati ma è altrettanto vero come spesso i risultati siano arrivati per soluzioni e prestazioni estemporanee più che per il gioco.
Il palleggio è sempre orizzontale e non c’è mai una verticalizzazione (cosa che servirebbe ad esaltare lo spento Bacca). Lo schema base si basa sull’innesco di Suso (ovviamente il più talentuoso davanti) la cui finta a rientrare è ormai storia per ogni difensore e viene costantemente raddoppiata. Inoltre giocando solo con il sinistro quando tenta la virata per il cross, questo risulta spesso ingestibile.

I passaggi ricevuti da Bacca durante la partita. Soltanto 2 dentro l'area, tutti gli altri sulla trequarti spalle alla porta. Modalità di gioco che lui, per suoi limiti tecnici, non è in grado di svolgere. 
Urgono correttivi tattici e tecnici. Allegri, non un genio della pedata, quando le cose si stavano mettendo male per la Juventus ha cambiato tutto rischiando con uno schema che nessuno avrebbe nemmeno sognato mettendo in campo tutto l’arsenale di cui disponeva. Adesso serve un guizzo da parte del tecnico, qualcosa che serva a riaccendere la fiammella della consapevolezza e dell’autostima in un gruppo che si sta appiattendo. E, francamente, basta con la litania della squadra scarsa. Certo non saremo a livello delle prime quattro ma è anche vero che se qualcuno ritiene, in buona fede, di avere una rosa inferiore a Atalanta, Lazio o Sassuolo forse dovrebbe darsi al Badminton.

Un grande allenatore migliora l’organico a sua disposizione non si adatta ad esso. Facendo le debite proporzioni pensate a Sarri. Via Higuain si è ritrovato con Milik in barella. Si è inventato Mertens prima punta rinunciando a Gabbiadini e “rifiutando” il regalo Pavoletti. Risultato? Mertens capocannoniere e calcio spettacolo più di prima. Ecco, questo ci aspettiamo dall’allenatore, il colpo di genio e la voglia di migliorare che una società defunta non ha e non potrà più avere, non le frasi fatte sui “principi di gioco”.

Caro Vincenzo, ti stimiamo e ti supporteremo sempre, ma ora la frustata deve venire da te, dalle tue idee, dalla tua voglia di fare più del possibile con questo gruppo.


Andrea Matani
Amazing Milan

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