La ricerca della felicità.

E’ possibile essere felici dopo il pareggio di ieri sera a Torino? E’ possibile. Ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione per vedere il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto, vediamo quali.
Partiamo dall’inizio. Contraddicendo subito chi sostiene che il Milan abbia regalato il primo tempo. Falso. I ragazzi di Montella hanno preso in mano la partita dal primo minuto con personalità facendo girare palla e cercando di creare gioco. Problema: il ritmo di gioco troppo basso per arrivare a creare reali problemi ad una difesa schierata.
Poi, ovvio, se prendi due gol su rimpallo per disattenzioni individuali nel giro di pochi minuti (perché Bonaventura non fa fallo su Iago dopo che Romagnoli è stato saltato resta un mistero degno della sindone, perché nessuno riesce a rinviare in occasione della fagiolata in area in occasione del raddoppio? Pure..) ci sta di perdere la trebisonda per qualche minuto e rischiare l’imbarcata. Meno logico che a perdere la testa sia il capitano della squadra, Abate, fumato in velocità e poi autore del fallo da rigore.

Diverso è chiedersi come mai un caterpillar come Belotti sia stato spesso lasciato solo contro i due centrali sui rilanci della difesa granata. Ma anche in questo caso la risposta è ovvia. Se si portano otto giocatori a ridosso dell’area avversaria ma non si arriva a concludere praticamente mai è inevitabile che a pallone riconquistato si possa subire un contropiede mortifero, non avendo i nostri centrali difensivi come caratteristica principale la velocità.

Solo dopo si è scoperto che le condizioni di Romagnoli erano più  idonee ad una partita di Burraco piuttosto che a quelle di una gara di serie A giocata a temperature degne di Revenant. Ma questo riguarda il tema “gestione di Montella” che affronteremo fra poco.
Fatto questo preambolo passiamo alla reazione del Milan, ovvero ai trentacinque minuti tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo in cui i ragazzi hanno davvero cambiato ritmo inchiodando i granata nei propri sedici metri. Ecco, è inutile pensare che si possa tenere quel ritmo per tutti i novanta giri d’orologio (nemmeno il Barça in stato di grazia lo faceva e lo fa), ma proprio per questo motivo il miglioramento deve essere portato nell’ambito dei momenti della gara in cui la partita deve essere gestita senza correre rischi, anche quando la gestione viene fatta nella metacampo avversaria come richiede il copione del gioco rossonero.

E arriviamo a quella che a nostro avviso è stata la nota dolente della serata. La gestione di Montella. Una volta tanto il mister ci perdonerà, dopo tanti peana, se muoviamo una critica. Ieri sera Sinisa, che, intendiamoci, a livello tattico non rientra nella categoria “scienziati del pallone”, ha fatto tre sostituzioni per vincere la partita cambiando il volto e l’atteggiamento della sua squadra. Montella ha fatto dei cambi per “NON” vincere (anche se l’ultimo può essere scusato per il problema fisico di Calabria, per altro positivo e meritevole di conferma).
I cambi possono avere due finalità: conservativa oppure da scossa elettrica. Ieri non si è capito quale fosse l’obiettivo. Nel momento di massima pressione non è stata data una possibilità a Lapadula che, limiti tecnici a parte, su almeno uno di quei palloni fiondati davanti al naso di Hart ci si sarebbe catapultato magari finendo in rete con il pallone ma ci si sarebbe appunto buttato al contrario di Bacca che, dopo un onesto primo tempo, ha esibito una ripresa degna di “The Others” (rigore a parte). Per non parlare del cambio di
Niang. Giusto, in linea teorica da buon samaritano, dargli un opportunità di redenzione ma se poi il risultato è quello che abbiamo visto tutti le cose cambiano perché chi, se non il tecnico, deve avere il polso della situazione dei suoi giocatori? E mettere in campo un personaggio come il francese in un momento in cui tutti stanno sputando sangue per vederlo vegetare  tra le stelle alpine è stato francamente irritante per i tifosi e… per i suoi compagni.

Infine l’ultima considerazione: Romagnoli. Perché farlo giocare in condizioni pessime esponendolo a una figuraccia con annessa espulsione quando si poteva tranquillamente dare un'altra possibilità all’onesto Gomez, sfruttando la condizione attuale di Paletta che ultimamente infonde sicurezza anche ai suoi compagni?

Sono tutte mere considerazioni. Un modo per trovare il celebre pelo nell’uovo in una squadra non modesta, ben allenata, con un gran potenziale in ottica futura, che limando velocemente qualche limite di concentrazione e di inesperienza potrà dare soddisfazioni in attesa delle presunte vagonate di milioni in arrivo non si sa bene da dove.
Perché se è vero quello che si mormora nei corridoi degli ambienti giusti i milioni sembrano esserci. Resta solo da spenderli nel modo giusto, senza buttarli nel tritarifiuti come quelli dall’altra parte del Naviglio inseguendo le figurine, e sarà tutto bellissimo.
Attenzione, stiamo crescendo e lo stiamo facendo bene. C’è il rischio concreto che l’anno prossimo ci si diverta sul serio.


Andrea Matani
Amazing Milan

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