Lapadula e Bacca, storie di centravanti

Quando ad inizio stagione sostenevamo che Lapadula sarebbe dovuto essere il centravanti titolare del Milan venivamo derisi ne più ne meno come i clown al circo Togni. Non eravamo visionari allora e non ci esaltiamo oggi che le prestazioni di Gianluca ci danno ragione ma rimarchiamo la nostra valutazione riproponendone le motivazioni, esclusivamente tecniche.
Bacca è indubbiamente un finalizzatore eccezionale, un uomo d'area il cui uno scopo sul rettangolo verde è quello di sbattere la biglia in buca sfruttando il gioco dei compagni ai quali demanda qualsiasi sforzo e ogni ricamo, limitando la sua azione ad un unico fine supremo: il gol. Cosi era a Siviglia  (e prima in Belgio) e cosi è stato il suo primo anno a Milano. I numeri parlano per lui, medie gol clamorose praticamente ovunque e fama di terminale offensivo implacabile.
Tutto vero, ma a che prezzo?

Carlos infatti non si muove sul campo, attende che la palla in qualche modo arrivi nella sua zona di competenza (possibilmente nei sedici metri) e qui si trasforma in uno spietato predatore e con il suo piede destro (il sinistro è un inutile orpello gentilmente donatogli per deambulare in equilibrio, in caso di utilizzo divenuto necessario meglio sfoggiare una rabona...) arrichisce i tabellini dei giornali e gli score delle sue squadre. Nel Siviglia alle sue spalle giostravano tre trequartisti: Reyes, Banega, Konolplyanka, tutti devoti alla causa, la sua, e pronti a metterlo in condizioni di battere a rete rivolto alla porta. Emery aveva infatti capito che per sfruttare al meglio le caratteristiche di Bacca l'unica soluzione era privarlo di tutte le incombenze previste su un campo di calcio per lasciargli solo quella, non banale per altro, di segnare montagne di reti.
In una squadra che però non gioca in modo verticale ma orizzontale e perlopiù cercando di palleggiare purtroppo il Bacca style non è contemplabile.
 
Ecco perchè nasce l'esigenza di una punta come Lapadula. Gianluca è più completo, meno sornione ma più elettrico, un folletto folgorato dal tremendismo di Inzaghi ma che sa dialogare con i compagni, rincorre l'avversario e sopratutto detta sempre il passaggio in  profondità aggredendo lo spazio dando ai compagni un angolo di passaggio senza aspettare che siano loro a recapitargli la palla sul piede. Tanto banale da risultare indispensabile: signori è il gioco del calcio.
I passaggi ricevuti da Lapadula. I compagni lo cercano e si fidano di lui.
Vi è inoltre un altro aspetto non banale. La motivazione. Gianluca arriva dal nulla, ha masticato i sassi per arrivare dove è oggi. Bacca è già arrivato, ha la pancia piena di chi, nato povero, ha raggiunto il benessere e sopratutto con la testa era ed è già andato via da Milano (la sua presenza al Pijuan l'altra sera ne è una metafora abbagliante). Inutile nascondere quanto accaduto in estate. Carlos era il tesoretto per il mercato del Milan, già venduto ancora prima di rientrare dalle vacanze e poi rimasto per mancanza di acquirenti con bonifici giudicati all'altezza.

Nulla di grave, Bacca i gol li farà sempre e comunque, in qualunque squadra o categoria ma oggi al Milan di Montella serve Lapadula. Serve qualcuno che giochi con e per la squadra, qualcuno che abbia voglia di dimostrare a chi faceva ironia su di lui e ai suoi compagni che possono fidarsi e che lui li ricambierà con la voglia di stupire che rende ognuno migliore. Non diventerà mai Van Basten Shevchenko sia chiaro. Semplicemente è il necessario in un momento storico in cui l'alternativa non c'è o ha la testa a Siviglia.
Nell'attesa, forse vana, che i Van Basten e gli Shevchenko possano tornare a correre sul prato di San Siro.



Andrea Matani
Amazing Milan

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