Vincenzo lo sa.

Ha ragione Montella: Milan promosso ma con il minimo voto possibile. Già, perché dopo un primo tempo in cui non l’abbiamo mai vista (nonostante un paio di palle gol che gridano ancora vendetta) almeno nella ripresa un abbozzo di reazione con annesse palle gol si è vista. Resta però un problema di difficile soluzione anche per il migliore dei tecnici: la personalità.
Se non è riuscito Mihajlovic (che non sarà certo uno stratega ma sul tema grinta di concorrenti al trono ne ha pochini) a cavare fuori qualcosa da questo gruppo nella zona tra la cintola e l’inguine, anche per Montella si attendono tempi grami da questo punto di vista.

Per quanto l’Aeroplanino cerchi di inculcare un disegno di gioco credibile e di respiro europeo nel gruppo, ci sono ancora troppi interpreti che, sebbene volenterosi, ancora faticano tremendamente a prendere in mano la situazione nei momenti in cui la palla inizia a scottare tra i piedi. Non è un caso che le cose migliori si vedano sempre quando la squadra, raccolta davanti alla propria area di rigore, riesce a distendersi in contropiede. Il fraseggio è ancora un miraggio lontano e di difficile attuazione se in campo ci sono Kucka (gran lottatore e percussore ma poco incline al palleggio), Montolivo nel ruolo di regista (decisamente meglio quando viene spostato nel suo ruolo naturale di interno) e il Bonaventura in debito di ossigeno di questi tempi.

L’inserimento in corso d’opera di Locatelli nelle ultime tre uscite mostra che Montella ha ormai ben chiaro il progetto di squadra su cui lavorare. Calabria sarà spesso, a breve (se non sempre come nelle ultime gare), il terzino destro titolare e Locatelli, magari dopo la sosta, potrebbe prendere il posto di architetto in mezzo al campo: ha personalità, non trema con la palla nei disimpegni quando si costruisce dal basso e ha abbastanza fisico per reggere l’urto abbassandosi tra i due centrali in fase di non possesso. Certo è giovane e sbaglierà qualche partita ma se avremo pazienza con questi due virgulti forse avremo già risolto parte dei problemi che affliggono la rosa da almeno tre anni a questa parte: il metronomo e almeno uno dei due terzini.

Purtroppo non si riesce ad evadere dall’equivoco De Sciglio: un destro che gioca a sinistra è un nonsenso del calcio moderno (a meno che non ti chiami Maldini) e soprattutto in un sistema che prevede la spinta sulle corsie esterne per il cross. Inoltre i limiti caratteriali di Mattia appaiono ogni volta tornare quando sembra che siano svaniti e, per quanto l’età sia ancora dalla sua parte, è lecito chiedersi se e quando verranno cancellati del tutto.
 
Infine uno sguardo al reparto offensivo. Bacca rimane uno straordinario finalizzatore ma ha bisogno di essere servito ripetutamente e sempre rivolto alla porta altrimenti risulta di fatto nullo. Niang dal suo canto ha pontezialità per diventare un Henry ma deve lavorare, e molto, per affinare i piedi e leggere le situazioni di gioco per capire quale scelta sia la migliore durante la gara e nella zona del campo in cui si trova.

Resta quindi un allenatore realista, che non si piange addosso e che dice le cose come stanno con il giusto garbo. Ha rivitalizzato Paletta, oggi un punto fermo, e sta lanciando i giovani senza farsi troppi problemi riguardo al curriculum di chi deve lasciare sul pino. Se riuscirà nell’impresa di aumentare l’autostima e il coraggio di un gruppo ancora troppo fragile nella testa prima che nei piedi avremo fatto il colpo. Se poi riuscissimo ad arrivare a Gennaio a ridosso delle prime e ad apportare almeno due correttivi di peso alla rosa a metacampo e in difesa potrebbe anche essere lecito iniziare a mettere in cantiere qualche sogno di un certo tipo.



Andrea Matani
Amazing Milan

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