Encomio di Silvio.

Edwards, Trabattoni, Rizzoli, Carraro, Buticchi. Se questi nomi vi dicono qualcosa allora siete dei veri milanisti. Ed in quanto tali dovreste sapere quanto ognuno di questi ex presidenti abbia inciso, a modo proprio, nella storia del Diavolo.
Ecco, ora fate un rapido calcolo mentale e paragonate quanto questi illustri predecessori hanno vinto individualmente con i trent'anni di gestione targata Silvio Berlusconi ed avrete un idea ben precisa della portata di cosa è stato il Milan (e la sua bacheca) prima e dopo l'avvento dell'uomo di Arcore.
Già, perchè alla fine è giunto il momento di ripercorrere per sommi capi ma anche in modo adeguato il percorso del Cavaliere nella storia del Milan oggi che il testimone è passato di mano dopo tre decenni di luci abbaglianti e anche di qualche ombra.
Proprio a ridosso del “signing” con le controparti cinesi, dopo un anno mortificante dal punto di vista della gestione e della comunicazione, si era arrivati alla prima contestazione nei confronti di Berlusconi con tanti leoni da tastiera pronti ad insultare quello che, ad oggi, è il presidente più vincente della storia del Milan e... del calcio Italiano.
 
Per percepire adeguatamente cosa fosse il Milan ante Silvio è opportuno fare un piccolo ripasso storico, per i più giovani e per gli smemorati, e tornare ai primi anni ottanta.
Ebbene il povero Diavolo di allora era una società di fatto fallita con i libri già in tribunale. Una società il cui presidente (si fa per dire), Giusepe Farina detto Giussy, organizzava a Milanello banchetti nuziali per rimpinguare le esangui casse societarie il giorno prima delle partite. Quel Milan era quello che arrivava da due stagioni in B (una a pagamento ed una gratis come amava sfotterci l'avvocato Prisco) dove i presenti a San Siro (tra cui chi scrive) potevano assistere a debacle storiche come quella contro la Cavese. Una squadra che a malapena poteva aspirare, una volta tornata in A, ad un piazzamento nella parte destra della classifica e le rare volte in cui riusciva a mettere un piede in coppa Uefa, era il Waregem di turno (non il Barcellona) a rispedirlo subito a nanna. Giocatori in rosa? Senza entrare nei dettagli, se Jordan, Blissett, Macina, Manzo, Carotti e Paciocco vi dicono qualcosa allora avete già intuito il livello del roster.
Ecco perchè quando Berlusconi rileva il Milan in tribunale (è bene ricordarlo ancora) nessuno può immaginare il ben di Dio che stava per piovergli addosso nemmeno assumendo massicce dosi di acidi a colazione. Insomma, l'alternativa era fallire o nel migliore dei casi fare la fine di un Genoa o di una Sampdoria in eterno. 

Invece arriva Berlusconi. Il cambiamento è epocale. 

Quando si presenta decide che oltre a cambiare il Milan cambierà anche il calcio e lo farà. Guardiamo i fatti senza lasciarci oscurare la vista dalle opinioni politiche o impreditoriali, qui parliamo di calcio e di Milan. Arriva all'Arena di Milano con gli elicotteri e la cavalcata delle Valchirie in sottofondo, Tacconi Stefano, portiere della Juventus pluriscudetatta lo sfotte: non vincerà più nulla. Il Milan invece nel giro di due anni inizierà una marcia
inarrestabile. Otto scudetti senza asterischi e tutti rigorosamente sul campo, cinque Champions, tre Intercontinentali per un totale di 28 trofei: la bacheca da lucidare la conoscete tutti a memoria inutile andare oltre. Parla di Lega Europea trent'anni prima che si realizzi, vuole un calcio che sia spettacolo e intrattenimento allo stato puro, vuole sradicare cinquant'anni di italico difensivismo Breriano, riesca anche in questo. Come? Scegliendo personalmente un visionario come Sacchi (che allenava in B il Parma) che sapesse trasformare l'utopia in realtà. Finisce l'epopea Sacchi e rilancia (sempre lui) con Capello, un signore che fino a quel momento aveva fatto il commentatore in TV per le sue reti. 

Lo sfottono ancora. Rivince lui, rivince il Milan, rivinciamo noi. 

Quando per necessità o per volontà stacca per la politica si vince meno ma si continua a vincere con Zaccheroni, Ancelotti, Allegri. Non è lo stesso Milan della sua gestione diretta ma è ancora tanta roba. Giocatori? Eccoli alla rinfusa: Donadoni, Van Basten, Gullit,
Boban, Papin, Savicevic, Weah, Baggio, Shevchenko, Inzaghi, Seedorf, Rui Costa, Pirlo, Rivaldo, Kakà, Ibrahimovic. Bastano come assaggio per ricordare cosa è passato sotto il naso dei milanisti dall' 1986 al 2016? Abbiamo detto delle luci ma anche qualche ombra va messa nel conto: Marsiglia, passaportopoli, come Calciopoli sono vicende in cui mai sapremo quanto lui sapesse realmente e quanto incise nelle decisioni, resta il fatto che le macchie vengono ampiamente sgrassate dai successi. E sulla bilancia va messo in conto anche quello che si sarebbe dovuto vincere e non si è vinto per eventi esterni: la monetina di Alemao, Lo Bello e la fatal Verona atto secondo, Il Marsiglia dopato, Calciopoli comunque (qualcuno dovrebbe ancora spiegarci come una squadra che schierava Stam, Maldini, Nesta, Cafù, Gattuso, Ambrosini, Pirlo, Seedorf, Rui Costa, Shevchenko e Inzaghi non riuscisse a vincere lo scudetto quando maraladeggiava in Europa), il gol di Muntari anche qui tanto per gradire.

Resta solo un dubbio e qui sfioriamo la politica. Quanto il Milan è stato davvero un grande amore e non anche un mezzo per lucidare un immagine pubblica vincente finalizzata alla carriera elettorale?.
Perchè se è vero che si è vinto e comprato tanto è altrettanto vero che si sarebbe potuto vincere e comprare di più (Totti era già fatto ma si votava a stretto giro di posta, cosi come tanti altri) e ad un certo punto dopo il 1994 è sembrato come se vincere potesse essere un fastidio, un rischio calcolato da gestire con parsimonia per non irritare gli elettori di altra fede calcistica.
 
Ma, fatte tutte queste elucubrazioni, mentre oggi tanti insultano e scrivono che era più dignitoso Farina (forse perchè non le hanno vissute sulla loro pelle quelle umiliazioni, quelle ulcere) noi pensiamo che Berlusconi sia solo da ringraziare. Consapevoli che questi trent'anni di gestione, comunque la si veda, sono e saranno irripetibili anche se domani il Milan passasse nelle mani del sultano del Brunei.
 
Quindi, grazie Silvio, di tutto. Sei stato il mio presidente, “il Presidente”. Mi hai reso un bambino felice, un adolescente appagato e un uomo sereno. Mi hai fatto camminare a testa alta in mezzo a cugini frustrati e a gobbi che maneggiavano con la Triade per aggiungere le loro stelle “sul campo”.
E per chi non è in grado di capire, beh, forse si meritava tre decenni di Farina.

Grazie per sempre.



Andrea Matani

Amazing Milan



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