Un Diavolo per Capello!

Rimanendo sul tema della scorsa settimana, anche oggi vorrei dedicare il mio articolo ad un grande allenatore della storia rossonera, che pochi giorni fa, il 18 giugno, ha superato il traguardo dei settanta anni, di cui ben cinquantaquattro nel mondo del calcio.
Fabio Capello è senza dubbio uno dei grandi protagonisti della storia del Milan. Il suo interminabile curriculum è diviso in due parti, una da calciatore e una da allenatore, entrambe legate al nostro club, seppur in modo diverso. Una carriera talmente vasta, che ridurla ad un unico ricordo sarebbe forse oltraggioso.

Approda in rossonero nel 1976, dopo aver indossato per otto stagioni la maglia della Juventus, e qui termina la sua carriera da calciatore nel 1980, aggiungendo alla sua lista personale di trofei una Coppa Italia (1977) e uno Scudetto (1979).

Mentre, contrariamente, la sua carriera da allenatore, se possibile ben più rilevante, inizia proprio dal Milan.
Dopo una piccola parentesi nella Primavera, il suo esordio in Serie A avviene alle ultime sei partite della stagione 1986-1987 in sostituzione dell’esonerato Nils Liedholm garantendo la qualificazione in Coppa UEFA, contesa anche dalla Sampdoria, grazie anche a due belle vittore con Juventus e Inter.

Torna a sedere di nuovo sulla panchina rossonera nel 1991. Anno di chiusura di una grande era per il Milan, quella di Arrigo Sacchi, che lascia il club dopo quattro anni di “Milan degli Immortali” per la panchina della Nazionale italiana.
Chi ne è stato testimone sicuramente ricorda che la decisione di Berlusconi venne accolta con grande scetticismo e perplessità, probabilmente a causa della sua scarsa esperienza ma è indubbio che il peso lasciato dal tecnico dei cosiddetti “marziani” sia arduo da riempire. Ma gli iettatori che preannunciano il fallimento stanno per ricredersi.
Capello e i suoi ragazzi zittiscono tutti fin dall’inizio, il Diavolo detta legge in modo assoluto: nella prima panchina di Capello, il Milan è autore di una serie di partite perfette e piene di reti, con un’ultima giornata spettacolare contro il Foggia, che addirittura ne incassa otto! In totale segna settantaquattro gol, subendone solamente quindici. Ultimo anno del trio olandese al completo, questa è la formazione che si aggiudica il dodicesimo scudetto:

M. Tassotti, P. Maldini, C. Ancelotti, A. Costacurta, F. Baresi, R. Donadoni, F. Rijkaard, M. Van Basten, R. Gullit, M. Simone – All: F. Capello

E dopo il Milan degli Immortali, ecco il Milan degli Invincibili.
Questo è il primo dei quattro scudetti vinti dalla panchina rossonera, dei quali tre consecutivamente.

Nella trentanovesima edizione della Coppa Campioni, Capello aggiunge la quinta alla storia rossonera con una vittoria memorabile. Iniziata con il caso Marsiglia, escluso dalla competizione a causa dello scandalo della partita con il Valenciennes, dall’estrazione delle partecipanti Milan e Barcellona affiorano come le più dotate per la vittoria finale.

Il Milan si presenta al via senza alcuni dei pilastri, come Gullit e Rijkaard, ma i primi turni rimangono una consuetudine facilmente superabile e sbarca così ai gironi di Champions League. Nella formazione dei gruppi dei quarti di finale l’avversario più temibile, Barcellona, viene momentaneamente evitato e troviamo Anderlecht, Werder Brema e Porto.
La squadra, non troppo brillante in fase offensiva, grazie all’esperienza e a un’ottima difesa riesce comunque ad aggiudicarsi il primo posto nella classifica del girone e con esso, secondo il nuovo regolamento, la possibilità di giocare una semifinale casalinga con il secondo classificato dell’altro girone: Monaco.
Proprio come c’era da aspettarsi, San Siro è tutto esaurito per l’incontro che potrebbe aprire le porte della finale ai rossoneri. Eroe della serata è Marcel Desailly, che sblocca il risultato con un colpo di testa e copre bene il ruolo in difesa di Costacurta, espulso. Arriva anche l’ammonizione di Baresi, ma il Milan non si abbatte perché nel momento di maggiore difficoltà esce la grande squadra.
Dopo alcune modifiche apportate da Capello per cercare di rimediare all’inferiorità numerica, la squadra va a segno guadagnandosi la finale di Atene.

Non c’è da discutere: nonostante la pesante assenza di Van Basten in attacco, il Milan domina fin dall’inizio. Un gol di Panucci viene annullato per fuorigioco di Massaro, ma bastano pochi minuti per permettere a quest’ultimo di riportare il risultato al posto giusto, che nei minuti di recupero del primo tempo addirittura raddoppia. Il secondo tempo è una vera e propria festa. Savicevic segna la terza rete con un sorprendente pallonetto di sinistro e la quarta ed ultima rete è firmata Desailly, che mette un punto esclamativo sulla straordinaria impresa.
Lo spavaldo Cruijff, autoproclamatosi vincitore alla vigilia, è così costretto a nascondersi dall’umiliazione.

Capello porterà la sua squadra a giocare nuovamente la finale di Champions League due anni dopo, nel 1995, ma cosa più importante lascerà il segno in Serie A durante lo stesso anno grazie ad un record di 58 partite consecutive senza sconfitte.

Nell’estate 1996 lascia il Milan per affrontare una nuova avventura con il Real Madrid.
Tornerà per la stagione 1997/1998 per rifondare una squadra reduce da un fallimentare undicesimo posto in campionato ma, purtroppo si sa, è raro, quasi impossibile, replicare una magia. Riesce ad ottenere solamente il decimo e nonostante abbia raggiunto la finale di Coppa Italia, battendo i cugini con un eccitante 5-0, il tecnico viene allontanato.

Recentemente il suo nome è spuntato come un dopo-Mihajlovic ma un suo ritorno è stato smentito dallo stesso Don Fabio, che del Milan conserva piacevolmente bellissimi ricordi.
Ancora non stanco di calcio, adesso sta intraprendendo una carriera come opinionista sportivo a Fox Sports Italia, ma chissà che non torni presto ad occupare una nuova panchina. Magari, a sorpresa, quella della Nazionale italiana, a cui spesso è sembrato vicino.



Alessia Conzonato
Amazing Milan





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