Il falso mito del monte ingaggi

Una delle cose più insensate fatte girare in questi anni da un certo tipo di stampa ed un certo tipo di tifosi che pur di affondare con questa proprietà e a difenderla sono disposti anche a negare l’olocausto è certamente quella del monte ingaggi. Quante ne abbiamo sentite in questi anni? Dai confronti con realtà minori della serie A a puntelli su qualche ingaggio troppo alto ne abbiamo sentite di tutti i colori. E’ quindi il caso di fare il punto con quella che è, una volta per tutte, la realtà dei fatti. Presentiamo, prima di tutto, i conti reali – ovvero quelli andati nel bilancio dell’AC Milan, sezione Conto Economico sotto la voce “Salari e stipendi”. E’ chiaro che in questa voce non ci sono solamente i calciatori ma tutti i dipendenti dell’AC Milan ma, poiché guardiamo comunque quella che è la differenza, il loro costo non è comunque la parte principale. I costi sono riferiti, inoltre, non alla stagione sportiva ma all’intero anno solare poiché il bilancio del Milan a differenza di quello delle altre squadre di calcio si chiude al 31/12 di ogni annata. Tutti i valori in tabella sono in milioni di Euro.

Voce

’13

’12

’11

’10

’09

’08

’07

’06

Salari

144,2176,3199,1186,5172,8170,9155,6129,4

Amm. calciatori

50,853,652,950,440,640,633,725,7

Plusvalenze

24,153,423,525,574,020,415,644,8
Possiamo immediatamente vedere che “il monte ingaggi altissimo” che “impedisce di investire” al 31/12/2013 ammontava a 144,2 milioni di Euro. Ed sarà ulteriormente ribassato nel bilancio al 31/12/2014. Il più basso dal 2007. E’ facile fare due conti e vedere che se nel 2010 si sono investiti quasi 30 milioni per Ibra e Thiago con un monte ingaggi tra 186,5 e 172,8 milioni di euro a bloccare le spese non è la possibilità quanto la volontà. E non lo dico io, ma i numeri che, per fortuna, non sono un’opinione e rimangono un’oggettività inappellabile.
Si potrebbe, a ragione, obiettare che il monte ingaggi è più alto di quello del 2006 con una rosa inferiore. E’ un’asserto parzialmente vero che non tiene conto dell’inflazione del mercato accaduta in questi anni con l’avvento degli sceicchi ed i prezzi gonfiati che hanno portato ad un rialzo di ingaggi e cartellini – cifre sopra i 2 milioni di euro l’anno da noi sono alte, in squadre come Real e Barça sono il terzultimo o il quartultimo stipendio della rosa. Questo non ha colpito direttamente il nostro campionato ma ha alzato gli stipendi di giocatori provenienti da un’altra realtà. Se andiamo a vedere la top 10 degli ingaggi nel 2014 troviamo al 10° posto David Silva con 10 milioni di Euro l’anno, nel 2008 Kakà con 9 era il più pagato, il decimo ne prendeva 7,5. Con un’approssimazione molto grossa (che so già che chi vorrà distorcere la realtà contenuta in questo articolo mi rinfaccerà) i salari dei calciatori dal 2008 ad oggi sono saliti di un 20% – quel 170,9 del 2008, insomma, attualizzato sforerebbe i 200 milioni.
L’inflazione si è quindi abbattuta anche sui cartellini dato che a bilancio il valore della rosa è aumentato pur diminuendo la qualità dei giocatori. Gli ammortamenti sono saliti, quasi raddoppiati di fronte ad una spesa sul mercato quasi nulla. La prova ne è l’acquisto di Matri – un giocatore che mai nella vita nel 2006 sarebbe stato valutato 12 milioni, ma in un mercato in cui persino lo scarto del Catania Spolli ne costa 3 e Boateng viene venduto a 15, ci può stare.
Non sono, però, certamente i salari a bloccare il mercato del Milan dato che in passato con voci nettamente più alte non si è speso quanto la mancata volontà di investire. Inutile, quasi controproducente ogni paragone con altre realtà italiane. Non c’è nulla da vantarsi nell’avere gli ingaggi più bassi della Roma e non c’è nulla da preoccuparsi nell’averli più alti di Fiorentina o Lazio. E’ perfettamente normale che una squadra con il brand, l’importanza ed il fatturato del Milan abbia uno dei primi 3 monte stipendi d’Italia, sarebbe da preoccuparsi se così non fosse. E’ perfettamente normale che ad un giocatore al Milan a parità di condizioni venga dato un contratto più oneroso rispetto a Napoli, Fiorentina, Roma o Lazio per le maggiori dimensioni ed importanza della società che portano il giocatore (sentendosi arrivato) a chiedere più soldi per indossare la maglia – oltre al fatto che proprio questa dimensione porta ad ingaggiare giocatori di rilievo o dal nome pesante (come Torres) che non andrebbero mai in altre squadre italiane di minor brand per questioni di immagine personale e portano comunque un importante ritorno di marketing.
A questo proposito, oltre ai dati elencati qua sopra, mi permetterei di aggiungerne un ulteriore, dedicato a chi in questi anni ha portato avanti la tesi di un Milan che non sa vendere e crede che il mercato si possa fare solo ed esclusivamente vendendo giocatori e poi comprandoli:negli ultimi 8 bilanci il Milan ha fatto 281 milioni di plusvalenze. E pochi di questi sono stati investiti sul mercato. E’ evidente, quindi, come i mancati investimenti siano voglia di volontà e dettami dall’alto. Non di scelta di giocatori non rivendibili, non di monte ingaggi troppo alto. I numeri espongono una realtà francamente diversa da quella che ci è stata raccontata – prima lo si realizza, prima ci si rende conto che l’unica cosa che frena il Milan dal tornare in alto è una nuova proprietà. E null’altro.
Diavolo1990 - Rossonerosémper.com

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