I Perché di un Povero Diavolo

Dopo l'indecente prestazione di Roma con la Lazio ci pare giunto il momento di un analisi ad ampio spettro sui mali del Milan. Poi magari si vince martedi in coppa e si arriverà miracolosamente terzi giocando come l'Ajax di Cruuyff e Neeskens ma ad oggi la situazione è tragica e dobbiamo parlare di ciò che vediamo. Iniziando dal principio.

Le Origini del male


Inutile girarci intorno, il tracollo societario, tecnico e di immagine ha inizio con le dimissioni di Galliani nel Novembre del 2013 con tanto di minaccia di adire le vie legali (qualcuno ha dimenticato questo piccolo particolare?).
Buonuscita o meno, il mostro a due teste creato pochi giorni dopo dal buon Silvio per salvare capra e cavoli (difficile dire oggi chi siano le capre e chi i cavoli) non ha prodotto gli effetti sperati su nessun fronte. La nouvelle vague di Barbara mal si concilia con la reggenza monocratica di Adriano che nel tempo ha oscurato persino la figura di Ariedo Braida, uno dei pochi a capire qualcosa di calcio nello staff dirigenziale, troppo intraprendente ed innovativa, pur con tanti limiti (caso Pato in  testa), la prima, troppo conservatore ed accentratore e con molti intrallazzi strani, il secondo.

L'uomo nero

L'avventura di Allegri, come noto, era già morta e sepolta dopo il doppio confronto con il PSV nel preliminare Champion's con dichiarazioni che facevano già intendere come lui stesso ritenesse il ciclo concluso. Si decise di tirare avanti più per biechi motivi di bilancio che per reale convinzione per ritrovarsi, dopo la tremenda disfatta di Sassuolo (tutto torna dicevano gli antichi) a dover cambiare in corsa. Che Silvio premesse per Seedorf era noto anche ai sassi di Milanello cosi come nel cerchio magico dell'allora via Turati tutti sapevano come invece “Cravatta gialla” avesse già apparecchiato la tavola per l'atterraggio di Pippo, con tanto di staff preallertato da mesi... e con tanto di faida interna conclamata con Allegri stesso, esplosa davanti agli stupefatti ragazzini della primavera al Vismara.
Seedorf prende quindi la squadra in mano e, pur remando controcorrente visto la fronda interna che gli viene creata su misura insieme alla indecente campagna di stampa orchestrata a comando, conquista comunque 35 punti in diciannove partite mettendosi in tasca anche un derby, merce rara di questi tempi. Commette errori pacchiani? Certo. E' simpatico? Probabilmente no. Dice quello che pensa della squadra e di quello che lo circonda? Ovviamente sì. Perchè lo fa? Evidentemente perchè si sente protetto da chi lo ha voluto e lo ha rassicurato su quello che sarebbe dovuto accadere a breve. Invece lo mollano per far posto al rampollo che cresce nella bambagia con buona pace dei tifosi e di chi all'interno della squadra, capitano in testa, ha tramato nell'ombra.
Si transit gloria mundi.

Pippo mio

E' il turno dell'idolo dei tifosi e della dirigenza. Forse il capitano e qualcuno nella squadra non è ancora contento, vorrebbero uno esterno e di esperienza ma il bilancio e l'immagine non lo permettono cosi si abbozza e si riparte. Pippo ha vinto un Viareggio, malaccio non può essere e poi ha l'appoggio totale del club dal vertice della piramide in giù, ha lo stile Milan ed è Milanista fino al midollo. Arrivano Menez, Alex, Torres, Armero, Van Ginkel e Diego Lopez e sopratutto parte Balotelli. Honda e Rami sono aggregati da subito, la preparazione fatta a puntino e non ci sono coppe di mezzo, purtroppo. Insomma gli alibi stanno a zero anche perchè si giura e si spergiura che tutto è condiviso tra società e tecnico. L'inizio è da tregedia. La tournee Americana regala schiaffoni a destra e sinistra. Il campionato però parte nemmeno troppo male. Tutti indietro e palla lunga in avanti dove qualche intuizione di Menez regala sogni effimeri di gloria. Dura fino a Natale poi qualcosa si rompe. Difficile dire cosa. Che la squadra non sia all'altezza di Juventus, Roma e Napoli è cosa nota. Sostenere che non sia a livello di Sampdoria, Genoa, Lazio è da incompetenti. Basterebbe guardare come giocano Empoli, Palermo e, appunto, Sampdoria o Genoa per capire che il Diavolo non ha uno straccio di idea di gioco, non uno schema, non un caposaldo cui aggrapparsi nelle difficoltà. Chi dovrebbe dare queste cose. Troppo facile: L'allenatore.
Le interviste sono, se possibile, più banali di quelle di Allegri. “Io conosco solo una parola: lavoro”.
Beh a giudicare da quello che vediamo o si lavora poco o si lavora malissimo, oppure Sarri dispone di giornate di 72 ore perchè Verdi (per inciso, nostro) sembra Garrincha, Valdifiori sembra Kroos e Tonelli ogni tanto assomiglia a Baresi. Stendiamo un velo pietoso.

Capitano, mio capitano.

Per finire diamo un occhio alla squadra. Dicevamo, non eccelsa ma nemmeno impresentabile. Però non gira, praticamente mai. Limiti tecnici? Ci sono ma non possono essere una scusante. Se De Sciglio viene schierato a sinistra quando è chiaro anche ai ciechi che il mancino non lo usa è colpa sua oppure bisogna garantire il posto ad Abate? Se a metacampo la gente cammina anziché correre è un limite di preparazione o c'è dell'altro. Montolivo, atteso come il messia per dare geometria a metacampo sembra un fantasma. E da uno che ha fatto le scarpe a Seedorf andando ad Arcore nascosto in un auto di notte promettendo che le cose sarebbero cambiate non è ammissibile. La fascia del Milan l'hanno portata con onore i Maldini, Rivera, Baresi, Liedholm. Ci permettiamo di dire che Riccardo non la merita. Infine la difesa. Cambiata ad ogni partita, senza capo ne coda, imbarazzante ne più ne meno di quelle fallimentari schierate nelle annate bieche di Zeman.

E' ora di un assunzione di responsabilità di tutti. Da Berlusconi al magazziniere. Un altro anno pietoso non può essere tollerato. La sede sarà bella e il nuovo stadio un sogno da perseguire ma il Milan vive sul campo prima che nelle stanze della finanza. E prima ancora nei cuori dei tifosi, stanchi, avviliti e sconfortati dal vedere la squadra con il secondo fatturato e monte ingaggi della serie A muoversi con la stessa dimestichezza della Pergolettese. Ci vuole uno scatto, un refolo di onore che invada le menti e le anime di tutti da via Aldo Rossi a Milanello. E' sopratutto ci vuole trasparenza e onestà nei confronti di chi paga abbanoamenti a stadio e pay tv per assistere ogni settimana a spettacoli degni del circo Kino.

Pretendiamo troppo? Pensiamo di no.



Andrea Matani
Amazing Milan

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