L'Analisi Tattica di Milan - Inter!

Milan vs. Inter, analisi tattica

Formazioni:

L’allenatore del Milan, in emergenza a centrocampo, ha rivoluzionato la formazione schierando i suoi uomini con un 4-2-3-1. In porta si posiziona lo spagnolo Diego Lopez; difesa a quattro con il ritrovato Mexes e Zapata al centro, De Sciglio sulla sinistra ed un inedito Rami a destra; a centrocampo Muntari ed Essien arretrati con Bonaventura e El Shaarawy che giocano sia da centrocampisti esterni che da laterali di attacco; in attacco Menez dietro la punta centrale Torres. Anche Mancini cambia l’assetto tattico dei suoi, muovendo il biblico 3-5-2 in un una sorta di 4-3-3. In porta Handanovic, difesa a quattro con Dodo e Nagatomo larghi e Juan Jesus e Ranocchia centrali; centrocampo a tre con Kuzmanovic registra ed Obi e Guarin mezzali, con Kovacic più avanzato; attacco con Icardi e un mobilissimo Palacio.

Primo tempo:

La partita è molto sentita da entrambe le squadre, non soltanto perché una vittoria potrebbe dare maggior fiducia ma anche perché – visti i risultati del pomeriggio – riaprirebbe la corsa al 3° posto. Ciò farà si che le due formazioni impongano alla partita un ritmo molto alto fin da subito.
Le due formazioni si comportano sia difensivamente che offensivamente in maniera completamente opposta. Il Milan è molto stretto, compatto e chiuso in 20 metri, quasi sempre con tutti i giocatori dietro la linea della palla.

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Il Milan tutto racchiuso in 19 metri.

La scelta tattica decisa da Inzaghi ha lo scopo di far alzare il baricentro dei neroazzurri favorendo le ripartenze grazie a velocisti dai piedi buoni come El Shaarawy, Bonaventura e il francese Menez.
Il goal avviene su un errore difensivo di Obi che perde la palla a centrocampo mettendo in difficoltà la difesa mal posizionata e soprattutto molto confusa. L’azione del Milan resta comunque molto ben costruita. El Sharawy al momento del recupero è già nella ¾ avversaria pronto a ricevere il passaggio e Menez – sceso a centrocampo per dettare il passaggio – con uno scatto straordinario entra in area di rigore sfruttando il buco lasciato libero da Ranocchia, e realizzando un gol di straordinaria fattura. L’errore difensivo nell’azione che ha portato al goal rossonero potrebbe essere indice del mancato adattamento ai nuovi meccanismi difensivi dopo un anno e mezzo di difesa a 3 sotto la direzione Mazzarri.
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Chi sta marcando Menez?


È a questo punto che la squadra rossonera, sentendosi più sicura grazie al gol segnato, alza leggermente la linea dei centrocampisti e nel momento in cui perde palla aumenta la pressione sugli avversari ostacolandone le ripartenze.
Salvatevi lo screenshot: uno dei rarissimi momenti di pressione alta del Milan di Inzaghi.

Con la difesa avversaria schierata la squadra rossonera non riesce quasi mai ad impostare l’azione ed è costretta spesso a rivolgersi ai lanci lunghi da parte degli uomini di centrocampo. Ciò è dovuto soprattutto ad un eccessiva distanza tra gli attaccanti e i centrocampisti. 


I tanti metri tra i centrocampisti e gli attaccanti portano il Milan a lanciare lungo.

L’assenza di De Jong che ha dato forfait poche ore prima della partita ha costretto Inzaghi ad effettuare un cambio a centrocampo optando per 2 mediani: Essien e Muntari. La presenza di due mediani più fisici fa sì che sia uno degli attaccanti a scendere per impostare l’azione, nella maggior parte dei casi Menez che cerca la verticalizzazione in direzione di El Shaarawy, sempre largo a sinistra, o di Bonaventura, schierato a destra, col continuo movimento a rientrare e poi ad attaccare profondo.



Mancini fin dalla prima partita decide di passare dopo più di un anno e mezzo dalla difesa a 3 ad una a 4 difensori che più si addice alle caratteristiche dei propri giocatori. Questo passaggio, soprattutto a causa del poco tempo avuto a disposizione per provarlo, non è stato ancora ben assimilato e si nota dai diversi errori commessi dai nerazzurri nelle chiusure. Difensivamente la squadra si schiera nella propria metà campo in maniera più omogenea rispetto al Milan, chiudendo bene gli spazi – aiutati anche dalla maggior staticità dei centrocampisti rossoneri che riescono ad essere frenati anche solo con un pressing di media intensità. Da notare il posizionamento di Palacio dietro la barriera Obi/Guarin: il giocatore argentino, nonostante venisse da un periodo di forma non eccezionale, è stato autore di un’ottima partita di sacrificio in entrambe le fasi di gioco.
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Le linee dell’Inter in fase difensiva.


Dal punto di vista offensivo anche l’Inter mostra delle difficoltà. Il Milan come detto precedentemente si copre bene, ed i neroazzurri creano pericoli quasi soltanto grazie ad alcuni errori difensivi.


Ultimamente paragonato molto a Vieri, non diciamo che Bobo non avrebbe sbagliato ma ecco, di sicuro avrebbe sbagliato in modo meno triste.
Kuzmanovic ha il ruolo di regista, detta passaggi ed indica ai propri compagni come si devono muovere, ma i neroazzurri non riescono a sfondare, costringendo a provare la soluzione dei lanci lunghi o a lasciare l’impostazione a Ranocchia, libero di salire spesso fino a sopra la metà campo.
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Se siete amanti della sintesi diciamo che queste due immagini riassumono bene il perché il derby sia stato una cosa così brutta.

La squadra di Mancini dovrebbe giocare con un 4-3-3 con Icardi punta centrale e Kovacic e Palacio sugli esterni; in realtà però Kovacic spesso svaria sulla linea della trequarti, Palacio corre ovunque ed Icardi sta alto, con i terzini (Dodò e Nagatomo) che si alzano.
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Alla fine si forma un classico triangolo davanti.

Secondo tempo:
Mancini durante l’intervallo si è fatto sentire. L’Inter realizza un pressing alto molto intenso, cercando così anche di provocare l’errore dell’avversario.
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I rossoneri fin dall’inizio mostrano segni di stanchezza, l’Inter arriva più facilmente in area di rigore e sbaglia un goal facile sotto porta. La maggior pressione imposta dai neroazzurri porta i suoi frutti al 60’, quando su un cross di Nagatomo Zapata intercetta la palla cercando un passaggio (malriuscito) verso Muntari che si addormenta, lasciandosi anticipare da Obi che tira e segna.

Obi con Mazzarri non vedeva il campo. Il suo gol è un segnale del cosmo difficile da interpretare.
Il Milan a questo punto per non rischiare di subire il colpo del KO alza leggermente il baricentro difensivo e realizza una timida pressione, con gli attaccanti mal supportati dai mediani ormai molto stanchi.
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Il pressing rossonero si sfilaccia, qui la pressione sul portatore lascia libero Kuzmanovic.
Gli allenatori verso la metà del secondo tempo decidono di effettuare i primi cambi. L’Inter inserisce il più offensivo Hernanes al posto di Obi, con il brasiliano che si posizionerà tra le linee come trequartista a fianco di Kovacic.
Inzaghi invece sostituisce lo stanco Muntari con Poli e mette Honda al posto di Torres. Col nipponico in campo il milan si posiziona col 4-3-3: Menez punta centrale nel ruolo di falso nueve e Bonaventura che ricopre il ruolo di verticalizzatore effettuato finora dal francese.
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La gara di ElSha si può giudicare al netto di questo errore sotto porta?

La stanchezza subentra e fa si che le due squadre si allunghino rendendo la partita vivace senza creare particolari emozioni a causa dei numerosi errori in fase di impostazione.

Conclusioni:
La partita nonostante un ritmo piuttosto alto è stata per lunghi tratti noiosa. Le formazioni si sono annullate mettendo in risalto in maniera evidente tutti i problemi finora incontrati, per certi versi analoghi. Innanzitutto è importante sottolineare l’assenza di un regista di ruolo in grado di dettare i giochi e far girare la squadra. Inoltre entrambe le squadre presentano problemi sugli esterni, che risultano spesso inconcludenti e incapaci di superare l’uomo e di mettere cross qualitativamete decenti. Tutto ciò fa si che gli attaccanti non ricevano palle in grado di essere finalizzate.

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