L'Analisi Tattica di Sampdoria - Milan

A differenza di quanto qualcuno potesse immaginare in estate, Sampdoria e Milan si affrontano per la 10^ giornata di Serie A in un anticipo serale che potrebbe valere il 3° posto in classifica. I genovesi hanno dalla propria non soltanto un vantaggio in classifica di 3 punti, ma anche il fattore campo, vero e proprio punto di forza per la squadra di Mihajlovic che è ancora imbattuta a Marassi; il Milan si è invece mostrato meno costante durante il campionato e dopo un avvio eccezionale ha subito una brusca frenata ottenendo nelle ultime 5 giornate soltanto 6 punti (1 vittoria e 3 pareggi) sui 15 disponibili.

 
SAMPDORIA
La squadre dell’allenatore serbo si presenta alla sfida col suo amico/nemico Pippo Inzaghi con un ruolino di marcia davvero impressionante, 5 vittorie 4 pareggi e 1 sola sconfitta (a Milano contro l’Inter, maturata al novantesimo per un rigore), frutto di un buonissimo lavoro e di una costanza di risultati e di rendimento in termini di prestazione. La forza della formazione genovese sta in una fase difensiva molto solida che concede poco agli avversari, risultando la seconda miglior difesa della lega insieme alla Roma con 6 gol subiti, ed un totale di 12 segnati. 
 
MILAN

Il cammino della squadra di mister Inzaghi è stato finora complicato. Dopo un avvio di stagione stupefacente dove tutti la definivano l’outsider del campionato, la squadra è rallentata improvvisamente mostrando tutti i problemi difensivi (14 reti subite) nascosti solo in parte da un ottima fase offensiva che ha portato a ben 18 reti segnate (3° attacco dietro Juventus e Lazio). Il calo della squadra rossonera è dovuto soprattutto ad un minor stato di forma dei giocatori d’attacco, come Honda, che hanno portato meno goal alla causa milanista (5 nelle ultime 5 giornate) e che è convogliato nel turno precedente alla seconda sconfitta stagionale contro il Palermo, subendo così anche i primi fischi casalinghi.

LE FORMAZIONI

Le due squadra hanno molti punti in comune e sono per certi versi simili, passando dal modulo (4-3-3 per entrambe) alle caratteristiche di centrocampo (fisico) e attacco (tecnico), oltre alla mentalità dell’allenatore.
La Sampdoria entra in campo con Romero tra i pali, sulle fasce Mesbah (sinistra) e De Silvestri (destra) con al centro capitan Gastaldello e l’argentino Silvestre, a centrocampo il trio formato da Duncan, Obiang e Soriano, ed in attacco Eder e Gabbiadini ad affiancare Okaka.
Le scelte di Pippo per questa partita per il ruolo di portiere hanno premiato Lopez al posto di Abbiati, in difesa partono Bonera a sinistra, Rami e Mexes (alla prima stagionale) al centro e De Sciglio finalmente sulla destra, a centrocampo si sistemano Essien, De Jong e Bonaventura, mentre per l’attacco tre uomini veloci, ovvero El Shaarawy, Menez e Honda.


1° TEMPO

Le formazioni danno vita ad un primo tempo equilibrato e non troppo intenso, diviso equamente tra le due sia sul piano del gioco (prima metà a favore del Milan, seconda per la Samp) che in quello del risultato, 1 – 1.
Rispetto alle ultime uscite, decisamente poco brillanti, il Milan appare molto più organizzato in entrambe le fasi di gioco: più movimento, proposizioni e giocate senza palla in possesso e più compattezza e partecipazione in non possesso.
La squadra gioca in maniera asimmetrica, col baricentro spostato a destra, dove De Sciglio per una volta sul suo piede spinge molto ed aiuta Honda, con Essien che resta basso, mentre sulla sinistra lascia Bonera più fermo dietro lasciando salire la mezzala Bonaventura, tanto da far sembrare il modulo quasi un 4-2-3-1. Difensivamente si vede finalmente la partecipazione degli esterni con un 4-5-1 molto basso, schiacciato e compatto, che ha il doppio obiettivo di proteggere meglio la zona centrale di campo e, soprattutto, di costringere la Sampdoria a fare girare palla, uno stile di gioco non proprio congeniale alla squadra blucerchiata che non vanta, tra Duncan ed Obiang, degli eccellenti palleggiatori, e di farli quindi avanzare ed uscire per poi colpire in velocità in ripartenza.



È proprio la base che al 9 minuto porta in goal il Faraone, che sfrutta lo spazio lasciato libero dietro su una transizione offensiva doriana interrotta da un recupero del solito De Jong che lancia in profondità l’esterno di origini egiziane (l’ultimo goal per lui risaliva a febbraio 2014, nel derby, con buona felicità quindi per il C.T. Conte presente in tribuna).

La Sampdoria aveva impostata la gara con coraggio, scegliendo comunque di difendere alto con un 4-3-3 molto elastico, mobile, con tante uscite, scivolamenti e marcature preventive molto intense. Il tutto è volto a non perdere campo e a non farsi schiacciare troppo indietro.
Il principale tema offensivo doriano consiste nell’appoggio su Okaka per sfruttarne la fisicità e far salire la squadra, ma la difesa milanista viene molto aggressiva in avanti per anticiparlo e non permettergli questo tipo di giocata. Si prova allora a colpire con incursioni veloci sulle imbucate e sui tagli offensivi di Eder o Gabbiadini, ma come detto il Milan (nonostante le non perfette doti individuali dei difensori) si riesce a proteggere bene. 



Mihajlovic ha a questo punto l’idea giusta, cambiando modulo tramite la rotazione del triangolo di centrocampo che porta Duncan basso a livello di Obiang e Soriano più avanzato. Questo permette di alzare il baricentro, avere un uomo tra le linee, pressare più alto e avere un uomo di disturbo su De Jong in fase di impostazione iniziale. La Samp blocca così la manovra milanista, guadagna metri, spazio, angoli e punizioni, ed al 45' trova il goal del pareggio con Okaka.



Il secondo tempo si apre con una Sampdoria aggressiva, simbolo che Mihajlovic si è fatto sentire negli spogliatoi per dare una spinta morale alla squadra, che aveva finito in crescendo la prima frazione. Su calcio d’angolo, al 6° minuto, Eder trova il gol del momentaneo vantaggio, ribaltando il risultato e cambiando le carte in tavola. 
Al 15’ Inzaghi mette Torres per uno spentissimo Honda, passando al 4-2-3-1 con lo spagnolo punta centrale. 

I tre trequartisti servono a dare velocità ed imprevedibilità, e ad allargare il gioco: la mossa funziona, l’azione si velocizza e con un rigore (netto) per fallo di mano si va sul 2-2 grazie alla trasformazione di Menez. È a questo punto che gli schemi tattici cambiano ancora, con Inzaghi che passa ad un più difensivo 4-4-1-1 (perché è pur sempre un pareggio contro una Samp imbattuta in casa) e Mihajlovic che toglie Duncan per un più offensivo Rizzo (perché l’ex terzino di Lazio e Inter vuole dimostrare a tutti di non aver paura e di lottare per obiettivi importanti). Ne esce una seconda metà di secondo tempo offensiva, intensa, con ribaltamenti, corse, occasioni e falli, come quello di Bonera che lascia la sua squadra in 10 per doppia ammonizione, facendoci assistere a cinque minuti finali di fuoco con addirittura Poli schierato come terzino destro.


Esordio stagionale del Francese che realizza una buona partita dando stabilità alla difesa

Finisce due a due con 1 punto a testa che lascia la Sampdoria in zone alte di classifica e fa respirare momentaneamente Inzaghi, che dopo la sosta per le nazionali dovrà fronteggiare un calendario veramente molto difficile.


SistemaWM (Clicca per visualizzare)
AmazingMilan

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