Tre punti nel futuro | Milan 2-0 Chievo

Dunque, avessimo dovuto fermare l'analisi al termine del primo tempo avremmo anche potuto buttare la tastiera da un lato e fare un bel “copia e incolla” delle ultime due uscite milaniste.
Invece, come spesso succede in questo scorcio di campionato, nei secondi quarantacinque minuti è arrivata la metamorfosi. A volte era avvenuta Kafkianamente in peggio, contro i Clivensi, per fortuna, è avvenuta in meglio.

Il Diavolo della prima frazione era infatti compassato, lezioso e poco incline a puntare con decisione la porta avversaria. Solo le accelerazioni di Menez, spesso in versione “faso tuto mi” (per l'irritazione dei compagni di reparto), e qualche giocata di Honda riuscivano ad evitare l'effetto bromuro a chi guardava. Viste le poche idee e pure confuse della mediana dove Bonaventura faticava a calarsi nella veste di mezzala di destra l'unica speranza era quindi almeno di evitare voragini in difesa. Cosa che avveniva ma con il concorso della cricca arbitrale fortunatamente senza diottrie quando Alex (tra i migliori) inchiodava a terra il piede di Maxi. Sembrava quindi il solito supplizio.

La ripresa però era di tutt'altra forgia e mostrava sin da subito un ritmo e una decisione diverse. Menez, sempre con l'elastico ai piedi, Honda e lo stesso Jack, spostato più avanti già dal finale della prima frazione, aggredivano meglio sulla trequarti con l'idea di far male sul serio all'estremo Veronese. Torres, ancora un equivoco tattico, non era incisivo come imporrebbe il ruolo di prima punta ma apriva varchi arretrando in appoggio. Abate, ancora buono, e De Sciglio, il solito in ripresa di condizione quando c'è la convocazione azzurra, fornivano i necessari raddoppi sugli esterni. Arrivava cosi giustamente il gol di Muntari con il suo classico pedatone a scardinare la resistenza, mai passiva va detto, della Paloschi snc. Il buon Sulley però, non pago di essere l'inatteso protagonista del match, pensava bene di lanciare verso la porta di Abbiati la staffetta quattro (contro De Sciglio) per cento gialloblu scartandosi da solo sulla trequarti.
Scampato il pericolo grazie all'imperizia avversaria nell'infilzare Mattia e Abbiati non poteva arrivare, ineluttabile e volendo meritato, il gol di Honda. Punizione da maestro quella di Keisuke, giocatore vero, magari non velocissimo, ma indiscutibilmente cosa diversa dalla sua controfigura apparsa a Milanello nove mesi fa e troppo frettolosamente bollato da molti come fenomeno da baraccone.

Ci portiamo via tre punti che fanno morale e buona classifica quindi. Ci portiamo via la sensazione che ci sia materiale per costruire una squadra che, vista la miseria che la circonda, con un po di attenzione e una crescita progressiva potrebbe lottare per il terzo posto Champion's. Partendo magari da Alex e Rami in difesa e decidendo come coinvolgere in modo attivo Fernando davanti. Che fosse un cavallo da praterie aperte lo si sapeva, peccato che il Milan questi spazi difficilmente li avrà mai.

Andrea Matani
Amazing Milan

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