Honda non è da Milan (cit.) | H.Verona 1-3 Milan

Il Milan prende forma e ha le sembianze, per quasi settantacinque minuti, della grande squadra. Già, perchè quella scesa sul prato del Bentegodi è parsa davvero una squadra quadrata, con le idee chiare e la convinzione di poter vincere su un campo storicamente avverso e comunque tosto per tutti coloro che ci dovranno passare. Vero è che le prime due frecce sono state un gentile omaggio della difesa di Mandorlini ma è altrettanto inequivocabile come il Milan fosse in totale controllo del match come non era mai stato nelle precedenti giornate se non a sprazzi.

Ancora una volta è stato il Samurai Nipponico a guardare tutti dall'alto dal punto di vista della prestazione. Tocchi sapienti, geometrie chiare e fosforo in abbondanza sono stati sciorinati da Keisuke oltre ai due gol, non complessi ma che comunque andavano fatti. Alla faccia di tutti gli “espertoni” che per sei mesi e tutto un precampionato lo hanno bollato come un bidone buono solo per il marketing delle magliette nel Sol Levante. Prima di giudicare un giocatore sarebbe utile averlo visto giocare e conoscere la sua storia, sopratutto da parte di chi il giornalista sportivo lo fa di mestiere.

In crescita sembra El Shaarawy mentre resta ancora in naftalina Torres, troppo macchinoso quando occorre puntare verso la porta avversaria. Abbiati, Abate (finalmente tornato sui livelli dell'ultimo scudetto), Alex e, udite udite, Essien hanno invece fornito prestazioni ben oltre la sufficienza.

Peccato invece per l'ultimo quarto d'ora della partita in cui il Diavolo ha deciso di appisolarsi ritenendo la pratica archiviata ridando ossigeno per il rush finale ad un Verona che seppur su ritmi blandi non era ancora morto. Ecco, su questi aspetti Pippo dovrà lavorare ora che l'assetto del gruppo è stato trovato in via definitiva perchè una grande formazione certe leggerezze e certi atteggiamenti superficiali non li deve commettere mai, nemmeno sul tre a zero. E in questo c'è anche un concorso di colpa del Mister che trasmette appagamento quando sostituisce una punta con Bonera (ancora...) e sposta Abate in prima linea a supportare un annoiato Menez.

Trovato anche questa volta il pelo nell'uovo su cui lavorare godiamoci dunque la crescita rossonera, una squadra che sino ad oggi ha perso solo contro la Juventus (senza giocarsela) e ha buttato punti contro Empoli e Cesena altrimenti sarebbe addirittura a ridosso delle due capofila. Saremo degli inguaribili ottimisti ma siamo sempre convinti che questa squadra, nel panorama mediocre che la circonda, non possa non puntare almeno al terzo posto. Proseguendo con questa voglia e determinazione e chiudendo il cerchio sulla formazione titolare possiamo davvero provare a sognare. Avanti Pippo, avanti Diavolo!

Andrea Matani

AmazingMilan

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