Grazie Ricky, ora il futuro.

Come cambiano i tempi. Sembra passato un secolo dal primo tormentato addio balconato di Kakà al Milan e siamo già qui a commentare il secondo, stavolta senza psicodramma collettivo, a meno di un anno dal suo rientro. Questa volta però, per molti rossoneri è stato quasi un sollievo. Motivo? Semplicissimo: si è fatto trapelare nemmeno troppo delicatamente come grazie alla partenza di Riccardino si risparmierebbero i fondi per poter dare l’assalto al “fenomeno” Iturbe e a chissà quali altri campioni per rinforzare la rosa di mister Inzaghi.

Ora, con tutta la buona volontà ed immaginazione, ci riesce davvero difficile comprendere come pur risparmiando i celeberrimi otto milioni lordi di stipendio del nostro “22” si possa arrivare alla presunta cifra necessaria per strappare il gioiellino veronese dalle braccia di Giulietta e che dovrebbe attestarsi intorno alle 25 cucuzze. Premesso che, da quanto ci viene raccontato, soldi in cassa veri non ce ne sono e che per l’ennesimo anno fiscale consecutivo il bilancio è stato ripianato dall’azionista di maggioranza davvero non si capisce dove si prenderanno i denari per la campagna acquisti visto che parte di questi sono già stati messi in conto per i vari riscatti di Poli, Rami, Saponara ma non erano sufficienti a trattenere Taarabt (scelta tecnica a questo punto?). L’opzione che più ci piace coccolare nella nostra fantasia di tifosi è quella che vede un Berlusconi nuovamente innamorato della sua creatura, desideroso di mettere a disposizione di Pippo una scocca robusta per affrontare la stagione in mezzo alle corazzate Juventus, Napoli e Roma e quindi disposto a metterci un carico extra in questo senso ma fino a quando non lo vedremo con i nostri occhi dovremo continuare a pensare che il mercato si farà con i parametri zero (seppur buoni come Alex e Menez) e con le invenzioni da baratto di Galliani.

Ma torniamo a Kakà. Non siamo mai stati teneri con lui dopo il suo rientro. Siamo romantici in fondo ma sappiamo che in questo mondo, dietro i sentimenti, ci sono sempre interessi di bieco portafoglio. Siamo straconvinti che nella prima dipartita in direzione Madrid la volontà di Ricky sia stata determinante (se lo avesse fatto per noi sarebbe andato al City che lo avrebbe pagato molto di più…) viste le continue richieste di adeguamento contrattuale che arrivavano puntualmente da papà Bosco Leite ad ogni sessione di mercato e siamo ancora più convinti che il suo ritorno sia stato gestito con un doppio interesse. Quello del ragazzo di provare a trovare un treno per il Mondiale dopo il fallimento merengue e quello milanista di dare in pasto al popolo bue un cavallo di ritorno amato quando non si poteva comprare nessuno degno di quel nome. Operazione che tecnicamente ci stava e nella prima parte di stagione c’è stata alla grande con un Kakà smanioso di dimostrare di non essere morto e che in un Milan con l’elettroencefalogramma strapiatto sembrava quasi quello vero. La realtà è stata poi diversa. Una volta capito che al mondiale non sarebbe mai andato e finita la benzina sono emerse le vere immagini del Kakà odierno. Resta un giocatore dalla tecnica sopraffina e dal cuore grande cosi ma oramai incapace di saltare l’uomo in velocità e di garantire la superiorità numerica come ai tempi belli. E’ per questo che riteniamo giusto che oggi cerchi nuovamente fortuna altrove, in campionati dove la sua stella possa ancora brillare di luce propria e non riflessa e soprattutto non debba sobbarcarsi il peso di una ricostruzione in una casa che rispetto a quella sfarzosa che ha abitato in passato mantiene, di nobile, oggi solo la facciata.
Resta un grande rispetto per quello che ha comunque dimostrato nell’ultimo anno orribile sotto la madonnina. Rispetto per il professionista, per il comportamento sempre corretto ed elegante in campo e fuori e per le perle di grande calcio che è riuscito ancora a distribuire arrivando a superare le 100 reti con la nostra maglia. Un traguardo che non poteva rimanere in sospeso e che lo colloca se mai ve ne fosse stato bisogno di diritto tra i grandissimi della storia del diavolo.

Nel salutare il grande campione non possiamo non accorgerci di come, tristemente, con lui se ne vada da Milanello l’ultimo pezzo pregiato della collezione di fuoriclasse che hanno illuminato la storia recente del Milan, l’ultimo della generazione Champion’s. L’ultimo barlume della grandeur che è stata.

Ora non resta che attendere che nel museo di via Rossi oltre ai pezzi d’arte classica arrivino anche nuove collezioni di arte moderna. Noi non dimentichiamo il passato ma di soli ricordi non si vive. Soprattutto nel calcio, soprattutto al Milan.

Andrea Matani
 
Amazing Milan

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