Il Mondiale dell'Italia rossonera.

Fuori dai mondiali con ignomigna per il secondo quadriennio consecutivo inizia il periodo dei processi. Se Biscardi fosse ancora in auge si leccherebbe i baffi che non ha mai avuto. Chi si lecca le ferite dopo questo scempio Brasileiro, che potremmo rinbattezzare “Italianazo” in onore della celeberrima scoppola carioca del '50 è invece, tra gli altri, il Milan.

Doveva essere il mondiale della consacrazione per Balotelli. E in un certo senso lo è stato, purtroppo nel senso che ha consacrato come Mario non sia un campione. Sebbene dei due gol azzurri realizzati uno porti la sua firma la cifra tecnica espressa dal centravanti rossonero è stata mediocre. Nulla di nuovo rispetto a quanto esibito durante tutta la stagione con la maglia del Milan. Certo restano giocate da fenomeno sparse qua e la con apparente distacco ma fanno decisamente meno volume delle pause con le quali il ragazzone si trascina per il campo provocando attacchi di orchite a tutti coloro che lo osservano. Ora le grane sono tutte del Milan. Un grande mondiale di Balotelli avrebbe potuto significare due cose. La prima: rilancio definitivo di un campione pronto per guidare il tridente di Inzaghi con “Il Faraone” e, a Silvio piacendo, Iturbe. La seconda: rivalutazione per cessione a cifre impensabili solo un mese fa da reinvestire su altri giocatori di livello possibilmente più continui. Dopo quanto visto invece lo scenario si presenta molto prossimo alla depressione.
Balotelli di fatto è ora invendibile, al massimo è svendibile salvo che un “amatore” non decida di puntare per l'ennesima volta sulla sua esplosione e a Casa Milan non arriverà certo con le pile cariche, tanto per cambiare. Magari un giorno ci faranno un film, oggi è soltanto una tragedia.

C'è poi De Sciglio, mandato allo sbaraglio dopo un anno in cui non ha praticamente giocato e per giunta schierato a sinistra per permettere a Darmian di scorrazzare sul lato preferito. Ha fatto il suo ma è chiaro che non poteva essere al top in una situazione tecnica, psicologica e... metereologica ai limiti del possibile. Anche per lui, vale il discorso fatto per Balo. Se il Mondiale doveva essere un trapolino per la sua carriera al Milan o per le casse di via Rossi, il problema si riproporrà su entrambi i fronti. L'unica differenza è che Mattia pare avere una testa più predisposta ad affrontare il mare in tempesta e a trovare l'onda giusta per arrivare a riva.

Resta infine Abate. Lasciato in naftalina da Seedorf ha dimostrato, una volta chiamato in causa, come probabilmente Clarence avesse più che ragione a preferirgli chiunque sulla fascia destra.

Manca poco al raduno e la spedizione milanista in Brasile è già sulla via di casa. Non che i blasonati colleghi che li hanno accompagnati abbiano brillato anzi, nella disfatta azzurra il gruppo Milan, visto l'esiguo contributo, è stato decisamente il meno responsabile.
Dovranno essere le cure energiche e adrenaliniche di Pippo a tirare a lucido le opache sagome rossonere viste a Natal.

Andrea Matani 
Amazing Milan

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