Ora lo cacciate?

E adesso mandatelo via se siete capaci. Dopo l'ennesima settimana ridicola, surreale, incomprensibile di questa stagione dove l'allenatore, scelto solo pochi mesi fa, è costretto a tenere una conferenza stampa pseudo non autorizzata per esporre le sue ragioni senza che la società muovesse un muscolo in sua difesa o contro ecco arrivare una grande vittoria nel derby. E quindi mandatelo via questo allenatore se davvero è cosi scarso, cosi arrogante, cosi presupponente, cosi vanaglorioso da avere lo spogliatoio contro, da irritare i due AD, da non aver portato la squadra in finale di Champion's visto che l'Atletico di Simeone è scarso ed era il miglior sorteggio che potesse capitarci.
Mandatelo via prima che rischi di portare davvero questo derelitto Milan in Europa League dopo averlo raccattato in un vicolo cieco sul lato destro della classifica. Un Milan cosi depresso da prendere quattro sberle dal Sassuolo, incapace di fare quattro passaggi di fila e di difendere la propria porta anche da attaccanti che fino ad un anno prima pregavano di poter giocare un giorno a San Siro.

Non che ora ci si trovi di fronte al clone del Real Madrid o del Barcellona del tiki taka ma questo nuovo gruppo sembra almeno una squadra, con un gioco propositivo anche se ancora confusionario e con un barlume di idea di calcio. Una squadra che è stata capace di rimontare posizioni su posizioni e di ritrovarsi di nuovo a tre punti dai cugini nerazzurri. Ma ovviamente il merito non è di Clarence. O almeno cosi vuole farci credere l'indecente campagna stampa di questi mesi orchestrata non si sa da chi, o forse si.

Il primo passo per la conquista della stracittadina è stato il cambio di modulo. Un modulo più funzionale e cucito sui giocatori a disposizione. Di fatto un copia e incolla del rombo di Ancelottiana memoria con De Jong vertice basso, Montolivo (restituito al suo ruolo naturale di mezzala) e Poli sui lati per chiudere con Adel nelle vesti di trequartista ad alternarsi basculando con Kakà alle spalle di Balotelli. Una formazione più logica, più quadrata e con i giocatori disposti in campo nelle posizioni in cui le loro caratteristiche possono essere valorizzate. Naturalmente si dirà che il cambio tattico è stato imposto da Galliani. Chi vuole è liberissimo di crederci. Noi scegliamo di credere ad altro, piuttosto anche a Babbo Natale.

Il secondo solido mattone nella costruzione della vittoria è stato posto ricostruendo una condizione atletica decente. Il Milan è infatti cresciuto nella ripresa proprio mentre i nerazzurri sono lentamente evaporati dal campo. Fatto insolito sopratutto se si torna con la memoria al derby d'andata quando a parti invertite furono i ragazzi di Allegri a scomparire dal Meazza nell'ultimo quarto d'ora lasciando la vittoria nel tacco di Palacio.

Terzo ma non ultimo aspetto di conforto è la crescita difensiva con una solidità e una concentrazione rare da reperire sulle bancarelle dove sono esposti i difensori rossoneri. Mexes e Rami sono stati cattivi al punto giusto mentre Constant ha disputato una delle migliori gare con il diavolo. Da rivedere De Sciglio, in difficoltà nel primo tempo ma cresciuto nella ripresa, quando la condizione tornerà a sorreggerlo.
Un difesa che ritrovando un mastino come De Jong ha avuto un ulteriore supporto e un filtro prezioso nell'arginare le rare folate interiste.
E spendiamo due righe anche per Nigel, l'eroe della serata. Spesso sottovalutato ha dimostrato con grinta, determinazione e volontà di poter essere un emulo del Gattuso doc. E se ce ne fosse bisogno ha esibito, alla faccia dei tanti detrattori, di non essere cosi scarso di piede come si vorrebbe far credere. Certo non è Pirlo e nemmeno De Rossi ma in questo Milan è davvero imprescindibile.

Godiamoci quindi il ritorno sulla cima della madonnina, una delle poche soddisfazioni che quest'anno maledetto ci lascerà in eredità e aspettiamo con estrema curiosità, quasi voyeuristica, quali saranno gli allenatori che i “giornalari” faranno sedere questa settimana sulla panchina del Milan per il prossimo anno. Inzaghi? Donadoni? Capello? Sacchi? Velasco? Archimede Pitagorico? Peppa Pig?

Se andremo in Europa non è dato sapere ma a questo punto, dopo tutto quello che abbiamo dovuto subire e patire, importa pure poco. Una cosa è certa: non sarà simpatico, non capirà di calcio, parlerà troppo e non sarà nemmeno umile. Ma anche noi stiamo con Clarence.

Andrea Matani
 Amazing Milan

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