Non ci resta che piangere

Non poteva finire che cosi. Anche se per qualche minuto abbiamo forse cullato l'illusione di poter accedere in Europa dalla porta di servizio è cosi che doveva andare e cosi è andata. Il giusto epilogo di una stazione che definire disgraziata è davvero eufemistico si è quindi consumato, più che sul prato di San Siro, su quello del Tardini dove il Parma ha portata a termine la sua cavalcata meritando il raggiungimento del sesto posto. 

 A Milano invece dopo un bel primo tempo, incorniciato da giocate niente male sull'asse Taarabt, Kakà, Pazzini, è tornata alla ribalta la squadra anonima e confusionaria di tutta la stagione. Per avere la coscienza del tutto a posto sarebbe servito cercare il terzo gol con più convinzione almeno per staccare il Toro nella differenza reti e non lasciare nulla di intentato. Invece si è preferito, ancora una volta, traccheggiare a metacampo senza costrutto, cercando giocate fini a se stesse e senza verticalizzare alla ricerca del Pazzo finendo per permettere al Sassuolo di accorciare seppur con un rigore immaginato dal direttore di gara e dai suoi accoliti.

Titoli di coda quindi sulla stagione più tragica della gestione Berlusconi, non tanto per il piazzamento (Capello e Sacchi nei loro bis a Milanello fecero peggio) quanto per tutto quello che il popolo rossonero ha dovuto ingurgitare da Agosto ad oggi. Deliri societari, cambi di allenatore, dichiarazioni al limite del ridicolo e silenzi più rumorosi dei boati della curva. Tutto condito da un rendimento scadente della squadra che, nonostante la ripresa del girone di ritorno (35 punti giusto per la cronaca) non ha mai seriamente mostrato la parvenza di poter raggiungere un obiettivo se non quando per manifesta pochezza altrui era quasi riuscita a rimettersi sulla strada maestra dell'ultimo posto utile per l' Europa League.


Allegri, non solo per sua colpa, non ha mai avuto in pugno il gruppo (preliminari di Champion's a parte) e ha trascinato la nave nelle secche sino a Gennaio quando, di fronte all'ultimo obbrobrio contro il Sassuolo, è stato inevitabile rispedirlo, ben remunerato, a Livorno. Seedorf, il prescelto del presidente, ha fatto il suo in mezzo ad un ostracismo che nemmeno Terim e Tabarez hanno subito. Ad oggi nessuno, probabilmente nemmeno i depositari della verità di via Rossi, sanno cosa sarà del tecnico Olandese e questa è la cosa più devastante per i poveri fedeli del diavolo.


Nessuno conosce poi quale sia il progetto tecnico per la prossima stagione, quali saranno i giocatori della rosa, quale sarà il modulo, chi sarà il direttore sportivo e se ci saranno dei soldi per rifare un grande Milan come il presidente va raccontando in questi giorni. Le uniche certezze che ci restano sono il ritorno del Faraone, un giovane di quindici anni (Mastour) che pare un fenomeno ma ha appunto quindici anni e una nuova maglia che, sarà anche bella, ma non è la maglia del Milan. Meglio cosi, certi giocatori, a dire la verità la maggior parte, la maglia del Milan, quella vera, non l'avrebbero mai indossata.

Andrea Matani
Amazing Milan

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