Non entra la sesta.

E finalmente sconfitta fu. Dopo cinque vittorie consecutive, al cospetto della seconda forza del campionato, è giunta la debacle tanto attesa da giornalisti, pseudo milanisti e, perchè no, qualche dirigente e giocatore milanista. Si avete letto bene, milanista.
Sconfitta che, alla luce dei valori in campo visti durante la gara e più in generale durante tutto l'anno, ci poteva tranquillamente stare e servirà almeno a giustificare lo stillicidio di notizie sul futuro di Seedorf che ci attenderà a partire da Lunedì. Già, perchè se non basta un filotto di cinque vittorie per legittimare un tecnico che ha preso la squadra sommersa fino al collo dal guano e in tre mesi l'ha portata a lottare per le prime posizioni, non osiamo immaginare quali saranno i titoli (si fa per dire) che compariranno sui giornali da qui al derby, giusto per per prepararlo in serenità.


La partita con la Roma non ha lasciato nulla da ricordare, caso mai ha sottolineato con la matita rossa molte cose che già si sapevano e dovrebbero essere utili per non ripetere lo stesso scempio il prossimo anno. In ordine sparso: la difesa va rifondata intorno ad un centrale dominante (Rami e Mexes non offrono garanzie se non protetti da un centrocampo granitico) e un terzino sinistro di gamba sciolta e piede educato in modo da liberare De Sciglio sulla destra, ammesso che resti. Il centrocampo non può prescindere da un regista, Montolivo non lo è, e da un incontrista che sappia impostare. Per capirci, se si gioca a due ci vogliono due martelli che abbiano anche la capacità di verticalizzare e con un passo europeo a livello di dinamismo e capacità di filtrare. La differenza di “polmoni” e tecnica tra il trio romanista e il duo milanista è stato a tratti imbarazzante. Infine il quartetto davanti. Se ci limitassimo ad analizzare la partita dell'Olimpico sarebbero tutti da portare alla Malpensa con le valigie e biglietti di sola andata per il Kazakistan. Facendo un ragionamento più ampio crediamo che l'unico su cui puntare ad occhi chiusi sia Taarabt. Kakà è la rappresentazione triste del grande gocatore che è stato e Honda, se deve fare l'ala destra, è meglio che la faccia altrove. Insomma un gran rebus, da risolvere in fretta e con idee chiare che, ovviamente scarseggiano a tutti i livelli, sopratutto nelle menti di chi queste decisioni dovrebbe prenderle.

Non ci sarà pace sino alla fine della stagione, sarà una sofferenza ogni singolo giorno sino a che qualcuno il cui cognome inizia per “Berlu” e finisce per “sconi” decida finalmente, una volta per tutte, cosa ne sarà della società e di conseguenza anche della squadra.
Non ci sarà pace sino a quando Galliani non smetterà di fare l'amministratore di se stesso e dei suoi protetti. Non ci sarà pace sino a quando giocatori come Montolivo (capitano!) che solo qualche anno fa avrebbero fatto fatica ad appoggiare il sedere in panchina a San Siro si potranno permettere di criticare l'allenatore e fare la fronda nello spogliatoio.

Allacciamo le cinture quindi, la prossima settimana sarà un ottovolante di polemiche sino al derby e sarà presumibilmente quella che, risultato della stracittadina alla mano, deciderà il futuro di Clarence in un senso o in un altro. C'era una volta il Milan.

Andrea Matani
Amazing Milan

Nessun commento:

Posta un commento