7 punti in 7 giorni

Altro giro, altra vittoria, il Milan si riprende San Siro. Dopo aver superato due trasferte da tregenda, più per i motivi sottostanti al gioco del calcio che per le necessità di classifica che comunque si stavano facendo pressanti finalmente potremo passare una settimana in totale relax, o quasi.

Tre gol a zero, un gioco a tratti armonioso e finalmente solido, nonostante i Clivensi abbiano scelto di pressare alto nella metacampo rossonera, e una fase difensiva che, a parte qualche svarione (ma si riuscirà prima o poi, infortuni permettendo, a mettere in campo sempre gli stessi quattro?) ha dato segni, come già a Firenze di compattezza e concretezza. La strada sembra quella giusta ma, come abbiamo detto anche dopo la strapazzata in casa viola, la partita che conta, in questo periodo e sopratutto in questa stagione, sarà sempre la prossima.

Già, perchè più volte quest'anno, con Allegri prima e poi con Seedorf ci si è illusi di aver trovato la giusta quadra salvo poi scoprire all'uscita successiva di essere ad un passo dal baratro.

E' però giusto fare una considerazione, che non vuole tornare ancora sulla sfiancante diatriba sul tema “era meglio il Milan di Allegri o quello di Clarence?” Ebbene, se il Milan avesse fatto punti contro la Juve come avrebbe meritato (non diciamo avesse vinto per non volare troppo alto...) e non avesse giocato in dieci per ottantasette minuti contro il Parma dopo la devastazione del Manzanarre, quali sarebbero stati i giudizi sul girone di ritorno del Milan e sulla gestione di Seedorf?
Nelle due settimana post Atletico si è scatenato un fuoco mediatico intorno al tecnico olandese e alla squadra come nemmeno era successo con Tabarez o Terim. Qualcosa di sospetto indubbiamente c'era e tuttora c'è. Chi fosse il mandante non è dato sapere ma è indubbio che gli attacchi subiti e le fughe di notizie, vere o presunte che fossero, non erano figlie solo dei risultati ma di qualcosa d'altro in seno a via Rossi. Ci sbaglieremo ma la sensazione è proprio questa. Chi poteva pensare, sano di mente, che in soli due mesi Seedorf, sostanzialmente con gli stessi giocatori del suo predecessore, potesse trasformare il Milan che aveva preso quattro sberle dal Sassuolo (Ah poi quanti punti hanno fatto in seguito le truppe cammellate di Squinzi?) nel Bayern Monaco di Guardiola? Eppure sembrava che ci aspettasse proprio questo, ovvero che Clarenzio mutasse Mexes in Stam, Emanuelson in Maldini, Balotelli in Van Basten e Muntari in Rijkaard. Tutto, naturalmente in tre mesi. Neanche Silvan ( Il mago, per intenderci) avrebbe potuto tanto.

Oggi, con la stessa disinvoltura con cui solo una settimana fa si chiedeva la testa del tecnico, si loda la crescita della squadra, si favoleggia di Balotelli come di un novello pallone d'oro e si parla nuovamente di Europa League. Alla faccia dell'equilibrio e del giornalismo di qualità.
Salvo poi, alla prossima sconfitta, tornare a spianare i mitra e rimettere tutto in discussione.

In tutto questo, siamo nuovamente in linea di galleggiamento, il gioco comincia ad avere una sua logica ed in effetti la zona Europa, ancora un miraggio, non è poi cosi irraggiungibile sulla carta.
Però, siccome dai nostri cugini abbiamo ereditato la Tafaziana capacità di prenderci a martellate i cabasisi, in una giornata dove ci si poteva godere la seconda vittoria nel giro di tre giorni (evento raro come il passaggio della cometa di Haley) ci ritroviamo a dover sentire commenti sul futuro di Kakà. Ricky ha dato molto quest'anno sia sotto il profilo comportamentale che dei gol. E' stato un esempio ed in un anno come questo è stato tanta roba. Tuttavia la frase “Vedremo cosa succederà, non è un problema di soldi, io voglio restare al Milan” l'abbiamo già sentita qualche anno fa e sappiamo com'è finita. Caro Ricardo, ti vogliamo bene, te ne vorremo sempre ma se vuoi andare a giocare ad Orlando per chiudere la carriera forse, almeno tu, un po di chiarezza ce la potresti regalare...

Andrea Matani  
Amazing Milan

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