Belli, non ancora cattivi

Un peccato, questo si. Perchè il primo tempo del Milan è stato senza dubbio, sul piano del gioco, il migliore visto negli ultimi due anni dalle parti di San Siro. I rossoneri sono riusciti a mettere in soggezione la Juventus con un gioco arioso fatto di sovrapposizioni, fraseggi e pressig offensivo. Purtroppo la mancanza di cattiveria sotto porta ha fatto la differenza perchè è proprio la rabbia con cui gli attaccanti (e non solo) di Conte divorano l'erba quando fiondano in porta rispetto alla mollezza degna di nonno Nanni con cui concludono i nostri “avanti” che ha fatto si che una possibile vittoria si trasformasse in una legnata nelle gengive.
La prima frazione si sarebbe potuta chiudere tranquillamente con un vantaggio milanista di almeno due gol ma la scarsa mira di Kakà, Poli e Taarabt ha permesso poi a Llorrente, quando l'arbitro aveva già già il fischietto in bocca per mandare tutti sotto la doccia, di sfruttare l'unica incertezza difensiva di Rami e portare in vantaggio la Juventus. Ma questa è anche la regola non scritta, scusate la banalità, che regna nel mondo pallonaro: se non sfrutti le occasioni quando le hai, prima o poi la supposta la becchi. A maggior ragione quando di fronte hai la squadra più forte da due anni a questa parte, una formazione sicura di se, sorniona e che come già detto ha una fame atavica nonostante i successi. Ecco perchè la Juve può permettersi di veincere pur essendo "normale" mentre il Diavolo per strappare i tre punti deve sempre andare oltre se stesso. 

Diversamente non è spiegabile il calo dei ragazzi di Seedorf nella ripresa. Dopo il gol mancato di Poli la squadra si è sciolta come un gelato al sole senza più opporre alla Signora il ritmo esibito nei primi quarantacinque minuti. Peccato non veniale se si pensa che la Juve era reduce da una gara di Europa League a Trebisonda mentre il Milan aveva potuto preparare la sfida con calma e senza nessun affanno. Sarebbe stato lecito aspettarsi una seconda parte di gara a ritmi indivolati per sfruttare la possibile stanchezza di chi aveva giocato solo tre giorni prima. Cosa resta di questa sconfitta? Sicuramente la consapevolezza di aver messo sotto i campioni d'Italia come non succedeva da un era geologica ma anche la necessità di sviluppare una crescita collettiva affinchè il gioco piacevole e sinergico sciorinato oggi possa essere sviluppato per cento minuti e non solo per sessanta. 

Resta anche la necessità di trovare la rete con maggiore frequenza, tallone d'Achille ancora irrisolto della gestione di Clarence. Se è vero che si è lavorato molto e con profitto sulla mentalità e sul gioco è altrettanto innegabile come si faccia una fatica immonda per fare un misero gol nonostante la mole di occasioni create. Nel pomeriggio nel frattempo l'Atletico ha messo alle corde il Real Madrid nel derby della capitale Iberica con una prestazione fatta di grinta, rabbia e velocità: esattamente quello che oggi manca al Milan. Non facciamoci troppe illusioni, sarebbe irragionevole. Bisogna crescere ancora molto per poter ambire a ribaltare il risultato al Calderon e di tempo non ne resta molto. Poi, beh, le grandi imprese possono sempre capitare.

 L'ultimo rimpianto riguarda Tevez. Due inverni orsono aveva già la maglietta rossonera addosso, ma ufficialmente non la avrebbe poi messa mai come tutti sappiamo benissimo. Un giocatore che oltre alla tecnica ha sempre la bava alla bocca nemmeno mangiasse citrosodina ed il cui unico obiettivo è quello di portare a casa l'intera posta in palio ogni volta che si allaccia le stringhe. Quanto ci manca un tipo cosi.

Andrea Matani

Amazing Milan

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