Work in progress

Dovessimo valutare le prestazioni, come fanno molti, solo in base ai risultati o ai punti conquistati la partita di Sabato sera sarebbe un mezzo passo falso. In realtà, mantenendo un minimo di equilbrio senza farsi prendere dalle scalmane da vittoria mancata, è abbastanza evidente come la squadra sia ulteriormente cresciuta dal punto di vista della prestazione complessiva.
Come abbiamo più volte sottolineato il focus attuale è creare intorno al nuovo modulo di gioco una squadra che sappia produrre azioni e rimanere in campo allo stesso modo per tutti i novanta minuti.

Sopratutto “la presenza” per tutto l'arco della gara contro il Torino si è vista con molta più continuità rispetto alle uscite con Verona, Udinese e Cagliari dove la squadra manteneva distanze e fluidità di gioco per massimo trenta minuti.
Restano ancora svarioni difensivi degni dell' Overlook Hotel ma, più che per demeriti dei singoli (Bonera è comunque in un periodo di forma tremendo...), il problema è proprio la costruzione della fase offensiva. Le occasioni avute dai granata infatti sono state innescate da appoggi errati nella metà campo avversaria (spesso al limite dell'area o sulla trequarti) con i terzini molto alti e i due centrali davanti alla difesa (Montolivo e Muntari) sovente non allineati e fuori posizione per garantire il filtro necessario a coprire con quattro uomini i contropiedi di Cerci e Immobile.
Rami ha dimostrato di essere coriaceo e dotato di tempismo oltre che di piedi discretamente educati ma è palese che senza adeguata copertura preventiva dei centrocampisti anche il miglior Nesta avrebbe patito le incursioni uno contro uno di due scattisti dotati di buona tecnica come gli “avanti” Torinesi.

Per prevenire queste ripartenze sanguinose sarà quindi necessario migliorare il palleggio in fase offensiva evitando di regalare il pallone quando la squadra non è schierata in modo corretto oppure riuscire a pressare molto alto quando si perde il pallone per costringere gli avversari a rinviare in modo poco accurato come fanno le grandi squadre europee. Attualmente, vista la condizione fisica approssimativa la soluzione più percorribile appare la prima.
Dando un occhiata ai singoli non possiamo non rimarcare come ci siano almeno quattro interpreti fondamentali in condizioni atletiche davvero precarie. Kakà è decisamente involuto (ma ci può stare dopo il girone d'andata dove ha cantato e portato la croce) e non ha lo scatto necessario a saltare l'uomo infrangendosi ogni volta contro il difensore di turno, Honda nonostante abbia gran tocco di palla non ha in questo momento il ritmo del campionato Italiano, Robinho beh, meglio non infierire ed infine Montolivo, che dovrebbe garantire geometrie e gambe in mezzo al campo, ma che ad oggi non garantisce ne l'una ne le altre.

Dal mercato sono arrivati nell'ultima settimana Essien e Taarabt. Il primo, anche se inattivo da troppo tempo, può essere un buon innesto per supportare la mediana essendo uomo di passo e di grande impatto fisico mentre l' ex Fulham ha colpi da fuoriclasse e salta l'uomo con facilità ( cosa che Robinho non fa più nemmeno nei nostri sogni più spinti), se la testa e l'adattamento lo sosterranno potrebbe anche rivelarsi la sorpresa offensiva che serviva per creare la superiorità numerica necessaria a far si che il gioco sugli esterni non risulti monocorde infilandosi cosi nell'imbuto centrale dove ormai gli avversari ci attendono senza troppi patemi.

I lavori in corso proseguono, in attesa di tempi migliori.

Andrea MataniAmazing Milan

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