The prestige

Diciamolo subito, se Balo non avesse estratto dal cilindro un coniglio di tale bellezza, oggi lo avrebbero lapidato su tutti i giornali. Eppure, come dice Clarence, i campioni o potenziali tali sono proprio quelli che con un battito d'ali improvviso cambiano il corso naturale delle cose.
Mario, come detto la scorsa settimana, non rientra ancora nel novero dei giocatori che trasfigurano le partite con prestazioni monstre come Ronaldo, Messi, Ibra o Suarez ma ha colpi che possono risolvere in un amen un incontro. Se riuscirà ad aumentare la sua presenza scenica lungo tutto l'arco dei novanta minuti potrà legittimamente aspirare a bussare alla porta dove albergano i grandissimi.


La partita nel suo insieme ha però fatto registrare la solita massiccia dose di contraddizioni. Il possesso palla è stato quasi esagerato, aiutato da un Bologna che ha ben pensato di presentarsi a San Siro con una “Maginot” dove il solo Rolando Bianchi galleggiava oltre la linea della palla. Tuttavia seppur risultando nel complesso più compatta rispetto alle ultime uscite la squadra rossonera è risultata lenta e poco verticale. Kakà e Honda non sono in condizione fisica tale da garantire la superiorità numerica saltando l'uomo e quindi quando la palla passa dai loro piedi la manovra tende ad ingolfarsi anche perchè il terzo dei trequartisti, Taarabt, non ha nel dna la profondità ma è un gran giocatore quando ha la sfera tra le stringhe. Solo nella ripresa i Seedorf boys hanno perso le misure concedendo contropiedi sanguinosi ai felsinei e solo un Abbiati in versione “anni d'oro” (la parata del secondo tempo con il braccio di richiamo è stata una gemma) ha permesso a Balotelli di poter griffare in extremis la vittoria del Diavolo.

Ecco, i passi avanti nel complesso sono evidenti, ma restano ancora preoccupanti amnesie nella gestione “lunga” delle partite che di fronte al Bologna possono essere superate ma contro l'Atletico o squadre di caratura superiore (come il Napoli una settimana orsono per intenderci) non verrebbero perdonate.
Cresce Rami in difesa, con personalità e potenza fisica che negli ultimi anni sono mancati nel cuore della retroguardia. In mediana invece il rientro di Montolivo ha garantito qualche geometria in più ma anche meno capacità di incontro quando, raramente, il possesso palla lo avevano i bolognesi.
Insomma la quadra è da trovare ma la Champion's è già dietro l'angolo e il tempo degli esperimenti esaurito. Decisamente non siamo pronti ma a volte il cuore può più della tecnica. Servirà una notte da “vecchio cuore rossonero”, quello che anche nei momenti bui trascina il gruppo verso la luce.
Quest'anno si è visto poco, sarà magari l'occasione per tornare ad innamorarsi di quei valori che hanno reso grande il nostro Diavolo prima ancora che dei grandi nomi. 

Basta poco per farsi volere bene, in fondo San Valentino sarà passato da poco.

Andrea MataniAmazing Milan

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