Sconfitti ma vivi.

Se il calcio non fosse imprevedibile ed ingiusto il Milan non avrebbe dovuto perdere ma non è cosi, e questa è la sua magia.
Ce la siamo giocata alla pari, forse a sprazzi anche qualcosa meglio, quindi nessun rimpianto.
La differenza è che l'Atletico, oggi, è una squadra fatta e finita con una cultura di gioco costruita mattone su mattone e consolidata da due anni di lavoro con un tecnico dalle idee chiare e cementata con giocatori funzionali a seconda del compito che devono svolgere. Al contrario il Milan è ancora alla ricerca di una sua identità definita, alle prese con una condizione precaria e un ossatura di base che deve essere ancora blindata.


Seedorf ha sviluppato un sistema più flessibile per l'occasione trasformando il 4231 in un 4411 dove Poli agiva da pendolo tra la linea di trequarti e i mediani con conseguente scalata di Essien a sinistra a coprire Emanuelson. Non ci voleva il cervello di Marconi per capire che anche le squadre più spregiudicate la fase difensiva la fanno con gli esterni sulla linea dei centrocampisti senza esporre il centrocampo a tremebonde imbarcate. Ed infatti il Milan, sin che ha retto il polmone, sé sembrato più compatto ed organico rispetto alle ultime uscite tenendo conto anche del livello dell'avversario.

Se il primo tempo si fosse chiuso con due gol di scarto per i ragazzi non ci sarebbe stato nulla da eccepire ma il timbro non c'è stato e la ripresa ha permesso ai colchoneros di riorganizzarsi e sfruttare nel finale il calo atletico milanista che si è ripercosso anche nel mantenimento delle distanze e in una generale perdita di efficacia.
Ancora una volta quelli che dovrebbero essere i campioni trascinatori della squadra non sono stati determinanti anche se non per proprie mancanze. Balotelli e Kakà infatti solo a sprazzi hanno inciso con giocate e presenza degne del loro nome o dei loro trascorsi. Più in generale poi è mancata qualità in fase di uscita dalla fase difensiva essendo Essien e De Jong due interditori, cosa che non permette va manovra di sgorgare fluida e giungere alle punte con palloni puliti e giocabili.
Solo Taarabt insiste a sfornare giocate di qualità con personalità e continuità ma a certi livelli non sempre è sufficiente. Abate, subentrato a De Sciglio, è risultato impalpabile sia dietro che avanti e il suo sciagurato assist a Diego Costa sul corner che ha portato al gol è stato l'emblema di un giocatore non più ai livelli degli esordi.


Prendiamo quindi per buono il primo tempo, giocato in modo solido e convincente, la fase difensiva ordinata e la compattezza ritrovata tra i reparti. Il lavoro è ancora lungo per Mister Seedorf, nessuno sano di mente e non pronto per il TSO poteva sperare, in un mese, di vedere chi sa quale miracolo tuttavia si continuano a scorgere segnali positivi, purtroppo sempre alternati tra loro.


La qualificazione è compromessa ma la strada potrebbe essere quella giusta per arrivare allo start up della prossima stagione con idee chiare e una squadra pronta (con innesti di qualità) per giocare ad alto livello con chiunque. Come abbiamo scritto più volte in passato quest'anno sarà di transizione e sofferenza fino alla fine, inutile illudersi ma il cuore almeno si sente battere ancora. Continuiamo a costruire con pazienza e garantiamoci un futuro più luminoso di questo confuso e triste presente.

Andrea Matani
Amazing Milan

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