La rabbia e l'orgoglio.

Meglio essere chiari da subito. Questa squadra non sarà da scudetto ma non è cosi scarsa come si vorrebbe far credere. Sono gli stessi che un anno fa sono arrivati terzi con una grande rimonta con l’innesto tardo estivo di Kakà, De Jong (l’anno scorso mai visto) e Poli. In più, a voler essere larghi di manica, con Balotelli dall’inizio. Non abbiamo citato Matri perché, di fatto, non si è mai visto come calciatore. Quindi dire che questa squadra merita la posizione che occupa è fuori luogo, la merita sul campo per una serie di motivi che cercheremo di spiegare di seguito.

La cattiva gestione nasce quest’estate quando, obtorto collo, si conferma Allegri per motivi economici contro qualsiasi logica. Massimiliano è inviso alla proprietà, ha scarso feeling con alcuni giocatori chiave (anche se piovono le smentite) e nell’ultimo anno ha dato prova di poca chiarezza di pensiero e di decisioni. Tuttavia non potendo liquidare lo staff intero con il bilancio ancora da chiudere (Dicembre guarda caso, il bilancio del Milan segue l’anno solare) il tecnico rimane con la pantomima della dichiarazione ufficiale con la quale si sente il bisogno di precisare come vada tutto bene e si è deciso di continuare seguendo le indicazioni tecniche della proprietà (quali?).

Il seguito è delirante. Mancando i fondi si smentisce in un colpo solo tutto quanto dichiarato nei precedenti dodici mesi sulla linea giovane e si mette sul mercato il miglior quadro della Galleria dell’allora via Turati per racimolare qualche euro da investire sul mercato (Ah, stiamo parlando del Faraone). Vista la reazione della folla si fa immediatamente retromarcia, si cerca di piazzare Robinho a chiunque salvo poi puntare sulla sua voglia di riscatto. Risultato: nessun arrivo e tutti scontenti. In compenso si manda Petagna (un buon prospetto) alla Samp per tamponare l’esborso per l’arrivo di Poli in vece di Ambrosini. Stendiamo anche qui un velo pietoso sulla forma del “pensionamento” del capitano e delle sue successive dichiarazioni, viva lo stile Milan.

L’estate avanza e con essa si avvicina il preliminare con il PSV, logica vorrebbe che si puntasse sullo stesso schema, il 433, che ha portato la qualificazione ai preliminari ed infatti, pur con qualche patema si passa il turno abbastanza agevolmente.

Inizia il campionato ed entra in scena il peggior Allegri mai visto in quattro anni di gestione tecnica. Nel frattempo, per la serie largo ai giovani di belle speranze, arrivano Kakà (per rabbonire la folla inferocita, con il senno di poi meno male) e Matri (richiesto espressamente dallo stesso Allegri).

Si cambia quindi modulo, di fatto “segando” Niang ed El Sharaawy dalle fasce per dare spazio a Ricky. La squadra, leggermente in confusione, crolla anche perché tra le altre cose si scatena una serie di infortuni degna di un lazzaretto. Tra cambi di modulo e altre amenità si arriva a strappare la qualificazione in Champion’s con prestazioni oscene ma in campionato si crolla. Nonostante tutto si sprecano i “va bene”, “siamo sfortunati ma forti”, “a Natale saremo in altra posizione” e “siamo a posto cosi”.

Il Mister ormai è alle corde, senza idee, senza soluzioni da proporre se non ruotare ininterrottamente gli uomini per poi cambiarli al giro di valzer successivo anche in caso di prestazioni buone (Saponara, Poli, Nocerino, Bonera ect…).

E, scusate l’estrema sintesi, si arriva agli ultimi mesi in cui la farsa societaria si compie di pari passo con quella sul rettangolo verde sino all’epilogo di Reggio Emilia.

Allegri non c’è più, in ritardo ma non c’è più, ora non ci sono più nemmeno gli alibi. Tocca ai giocatori chiunque sarà alla guida tecnica (Seedorf, Inzaghi,Tassotti, Trapattoni?) dimostrare un minimo, un briciolo di attaccamento alla maglia e al popolo del diavolo. Perché quello che si è visto Domenica sera è stata una squadra con undici individui senz’anima che passeggiavano al parco. La reazione degli ultimi dieci minuti non può servire a salvare per l’ennesima volta la faccia. Allegri ha le sue colpe: un progetto di gioco mai compiuto e nemmeno forse cercato, scarsa capacità motivazionale una volta partiti coloro che le motivazioni le trovavano dentro di se, conferenze stampa al limite del ridicolo in cui si sosteneva la bontà delle prestazioni. Ma una squadra e soprattutto degli uomini con la U maiuscola anche senza allenatore avrebbero dovuto dimostrare ben altro e non lo scempio visto ieri e contro l’Atalanta, perché ricordiamolo con gli Orobici si è vinto ma con una prestazione da pianto greco.

In bocca al lupo al prossimo coach rossonero, chiunque sarà. Quello che ogni milanista vero vuole è però un progetto, sorretto dalla società ai massimi livelli siano essi Berlusconi senior o jr. Un altro capro espiatorio non dovrà soggiornare mai più dalle parti di Milanello. E poi, anche se un Cristiano Ronaldo o un Messi non vestiranno mai la nostra gloriosa casacca pazienza. Tiferemo lo stesso per i colori, lo abbiamo fatto per Blissett, Hateley, Jordan e in serie B. Possiamo farlo ancora, basta non essere presi in giro.



Andrea Matani

Amazing Milan

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