Gufi a nanna!

I Latori di sventura ad ogni costo sono stati rimessi al loro posto in sette minuti. Dal gol di Balotelli al raddoppio di Pazzini con buona pace di chi, ancora oggi, ha deciso di farne una questione di principio tra Allegri, Seedorf, la società ed altri eventuali.
 
Ma ricominciamo con ordine. Che non fossero tutte colpe di Allegri era palese a tutti, la società ci ha messo del suo, i giocatori hanno messo il carico e gli infortuni la spolverata finale. Detto questo era altrettanto evidente come Max avesse da tempo perso il controllo del timone, non un idea, non un guizzo, conferenze stampa rassegnate e monocordi. Bisognava cambiare e si è cambiato.
A questo punto continuare nell’estenuante ritornello del “E’ colpa di Allegri” ogni qualvolta si subisce un gol o si perderà una partita è francamente stucchevole e di nessun aiuto alla causa.

L’allenatore del Milan oggi è Seedorf: scelto, legittimato, supportato e coccolato dai vertici societari. Cosa che non succedeva dai tempi del primo Ancelotti.

La prima uscita è stata una vittoria con il Verona, non uno squadrone ma comunque una compagine che sino a quel punto aveva fatto tremare e sudare chiunque attestandosi al quinto posto. La prima mezz’ora di quell’esordio è stata forse la miglior prestazione dell’anno della truppa rossonera nonostante un nuovo modulo e la pressione del momento. Questi sono fatti innegabili anche da chi, come missione, ha scelto quella del disfattista ad orologeria. Poi il calo fisiologico con la perdita delle distanze, l’ansia di portare a casa un risultato utile sotto contestazione e con una condizione fisica imbarazzante hanno fatto calare il tutto ad una prestazione appena accettabile.

Seconda partita e crollo verticale. Anche in questo caso, con l’Udinese, la situazione si è riproposta negli stessi termini visti con l’Hellas ma in modo più accentuato, soprattutto in negativo. Mancanza di idee, reparti scollegati e come se non bastasse, palle di ferro legate ai piedi. Un passo indietro deciso rispetto alla prima uscita di Clarenzio ed eliminazione dalla Coppa Italia che ha scatenato i gufi in agguato insieme alle vedove di Allegri. A nostro avviso ha fatto benissimo Seedorf a proseguire sulla sua strada senza farsi influenzare dalla posta in gioco. Per costruire un modello di gioco non si può cambiare continuamente in base alle circostanze. Lo fanno i deboli e serve solo a creare confusione. Siamo usciti ma pazienza, l’obiettivo ora è costruire per il lungo periodo non vivacchiare per una vittoria strappata con i denti.

Si arriva in Sardegna con il morale sotto i tacchi ma i segnali sono buoni. Il modulo è confermato (dopo l’Udinese tanti avrebbero voluto un cambio…) gli uomini pure. Nonostante il vento isolano la squadra palleggia e va più volte al tiro. Sbaglia ma ci arriva. Solo un sesquipedale errore difensivo permette al Cagliari di chiudere avanti di uno. Ci facciamo un giro sui blog e sembra che sia finito il mondo, Allegri un genio incompreso, la retrocessione dietro l’angolo. Ma i conti, ci hanno insegnato, si fanno al novantesimo, a volte al novantacinquesimo. E infatti i ragazzi, seppur arrancando e sbuffando la portano a casa sul rush finale.

Tiriamo le somme? Sei punti in due partite di cui tre in trasferta (miraggio da inizio anno) e un gioco che a sprazzi risulta piacevole e coordinato. Alcuni giocatori non sono in forma (Kakà, Honda in primis) eppure tengono il campo è sembra sappiano cosa devono fare sul rettangolo verde. Siamo fuori dalla coppa? pazienza ne abbiamo vinta una ogni vent’anni, proprio quest’anno era fondamentale?

Ci ripetiamo: Questo progetto sboccerà l’anno prossimo quando il nuovo coach avrà la possibilità di plasmare il gruppo dall’inizio del raduno e non abbozzando in corsa su uno scarabocchio non suo. Sarà fondamentale capire su chi puntare (giovani e meno giovani) e racimolare qualcosa da chi saluterà la compagnia per fare un mercato spendendo soldi veri in Estate. Tutto quello che si caverà di buono dovrà avere un unico fine: creare una squadra unita, con un gioco credibile per essere pronta ai nastri di partenza della prossima stagione e competere ad alto livello. Tutto il resto è contorno, godiamoci le vittorie che arriveranno e sopportiamo le sconfitte che inevitabilmente ci cadranno ancora in testa in questa fase di ricostruzione tecnica e societaria. Ma, per carità, stiamo vicini alla squadra e al Mister. Remando contro non si aiuta nessuno e di sicuro non si vince. Tempo per chiedere conto di quest’annata da tregenda ce ne sarà più avanti.
L’Inter del GanGnam style insegna qualcosa no?.

Andrea MataniAmazing Milan

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