Se il migliore è Zapata.

Si chiude con un altro pareggio il Monday Night milanese. Davanti alla seconda forza del campionato, una Roma più bella che concreta, il Milan non ha sfigurato ma ha mostrato tutti i limiti noti di questi primi tre mesi di campionato. Limiti che si possono ricondurre nella classica coperta corta. Quando la squadra attacca, e male, senza coperture preventive, in spazi larghi e perdendo spesso palla in fase di transizione in spazi aperti si espone a contropiedi tremebondi che, con di fronte gente come Gervinho, potevano rivelarsi letali. E’ stato necessario il miglior Zapata della stagione per arginare le fughe giallorosse nei varchi lasciati dagli esterni e da cui sono nati i principali problemi. Questo perché De Sciglio non è ancora in condizione, ovviamente non per colpa sua ed Emanuelson (non male) è cresciuto molto in fase di spinta ma, ovviamente, se è in attacco e si perde banalmente palla in costruzione, non essendo dotato di teletrasporto non può essere in copertura sui repentini ribaltamenti di fronte.

Non torneremo ancora sulla mancanza di gioco, inutile rivangare qualcosa che è visibile a tutti, quanto sull’anomalia di una squadra che è passata quest’anno ad essere sostanzialmente migliore quando può agire in contropiede mentre soffre contro chiunque quando attacca in fraseggio per mancanza di organizzazione. Non è un caso che in difficoltà, contro Barcellona e Ajax, abbia dato prova di compattezza mentre soffra in modo irritante le piccole contro le quali deve per forza di cose allargare il gioco e spingere sugli esterni per trovare dei varchi.

Il lancio lungo non è nelle corde del Milan, abituato storicamente a giocare palla a terra è sfruttando il gioco cadenzato, ma viene insistentemente utilizzato da una squadra che con tre mediani non può certo emulare il Brasile del ’70 e infatti, quando ci prova si becca dei contropiedi, per dirla con Conte, agghiaccianti. Cosi però avere Kakà (in leggero ma prevedibile calo dopo le folgori di inizio stagione) e Balotelli (sempre alle prese con l’imitazione della Cagnotto) non è produttivo e rischia di alienare i due migliori giocatori in squadra innervosendoli e obbligandoli ad un gioco che non trova cittadinanza nel loro DNA.

Il prossimo weekend proporrà infine il derby e attualmente non c’è di che star su di morale. Per quanto sconfitta a Napoli la squadra cugina ha retto il campo e pur dimostrando anch’essa un infinità di punti deboli ha comunque un impronta (data dal tecnico) e un idea di quello che si deve fare reparto per reparto. Attualmente il Milan ha solo orgoglio e la cabala dalla sua visto che, si dice, la squadra messa peggio in classifica di solito la sfanghi. Ripartiamo quindi da quello che di buono si può trovare nel mare di infortuni e limiti cronici. De Sciglio può solo crescere, Bonera nonostante tutto ha dato calma e organizzazione ad un reparto in difficoltà cosa di cui ha beneficiato anche Zapata. Emanuelson sta tornando a discreti livelli in un ruolo delicato dove dopo Serginho abbiamo sempre sofferto sperando che non ci abbia lasciato il gomito nello scontro con Gabriel. Il centrocampo e rivedibile perché con soli incursori ed interditori nessuno può rendere al meglio essendo omogenei per caratteristiche e pertanto si rende imprescindibile l’arretramento di Montolivo (squalificato…) per organizzare la manovra. Davanti, fermo restando che senza munizioni non si spara, siamo dipendenti dagli estri di Balo e dalla condizione di Kakà. Accertato che Matri ha fino ad ora mostrato la stessa utilità di una saliera in una salina ed il Pazzo non potrà essere al 100% nel breve ci chiediamo se Saponara sia davvero cosi scarso da non poter giocare mai, nemmeno quando mancano tutti, visto che è stato pagato a peso d’oro e spacciato come il giocatore per il quale si era reso necessario cambiare il modulo in estate. Ai posteri l’ardua sentenza.


Andrea Matani
Amazing Milan

Nessun commento:

Posta un commento