Milan - Fiorentina 0-2 | Vicini al fondo del barile.

In ossequio al detto che postula “Una volta toccato il fondo si può sempre cominciare a scavare” eccoci in attesa di quella che potrebbe essere, come da previsione, la pietra tombale che seppellirà il Milan ed il suo Mister ovvero la trasferta di Barcellona.
Tutto sembra apparecchiato per l’ennesima figuraccia di questo inizio di stagione. Anche perché dopo lo scempio di Sabato sera è impossibile immaginare una reazione degna di questo nome.

Se è vero che tutto va storto quando lo deve fare è altrettanto chiaro come la squadra dell’ultima mezz’ora contro i viola non può opporre nulla ne di tecnico ne di caratteriale ai balugrana che, a loro volta, è lecito presumere si presenteranno in condizioni migliori rispetto all’andata e desiderosi di impallinarci come tordi davanti al loro pubblico.


La difesa è burro fuso, anche perché non protetta dal centrocampo, e i due esterni che saranno opposti nientemeno che a Neymar e Messi (Abate e Constant per chi fosse colto da Alzheimer) sono da mani nei capelli già quando spingono, figuriamoci quando devono difendere. De Jong, uno dei pochi a mollare, sembra anche lui rassegnato a vedersi arrivare davanti chiunque palla al piede, ed è sconsolante vedere un guerriero con lo sguardo stranito vagare per il campo quando solo due anni fa vinceva la Premier con il City. Montolivo è involuto rispetto al buon giocatore che si era guadagnato la fascia solo dodici mesi fa, forse schiacciato dalle responsabilità e dalla mancanza di una lume fuori dal tunnel nel quale è entrato e infine Muntari nonostante qualche gol (meno male) sta mostrando anche lui la corda dei limiti tecnici che prima venivano mascherati da una squadra che, con tutte le difficoltà, almeno si batteva. Ora nemmeno questo.

Oggi, se difesa e centrocampo non offrono molto, nemmeno possiamo sperare nell’attacco. Balotelli è la controfigura di suo fratello, anche lui troppo oppresso da vicende che con il calcio centrano poco anziché libero nella testa per poter fare quello che deve: giocare a calcio. Robinho è sparito nuovamente in un buco nero dopo esserne uscito per mezza partita e Matri ancora non è il giocatore che risolve le gare se non supportato da una squadra che porti palloni in area a decine. Resta Kakà, talmente umile da fare tenerezza. Vederlo scorrazzare largo in fascia rincorrendo come un terzino qualsiasi gli avversari che si involano verso Gabriel fa piangere il cuore. Non siamo stati teneri sul suo ritorno, per vari motivi, anche se riteniamo che nel cambio con Boateng ci abbiamo guadagnato, e sicuramente è tanta roba in mezzo al deserto di piedi e idee di cui disponiamo oggi tuttavia vederlo ridotto come Gambaro è davvero un affronto alla sua storia pre Madrilena.

Non resta che dotarsi di un ottimo elmetto in stile Sturmtruppen ed andare incontro a quello che la sorte (e la nostra scarsa abilità attuale) ci riserverà. I miracoli a volte accadono ma forse sarebbe meglio porre fine al disastro e iniziare una nuova vita senza Allegri, anche se tifare contro è contro natura e non da milanisti veri.
  
Non commentiamo, per pura carità, le ultime dichiarazioni fatte a mezzo ansa dalla dirigenza dopo Milan-Fiorentina, se volano i piatti anche in società come in un Inter qualsiasi vuol dire proprio che dobbiamo munirci di pala e un bel paio di guanti.

Andrea Matani
AmazingMilan

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