Eppur si muove.

Visto che va di moda iniziare le frasi con “e poi” per una volta farò violenza agli insegnamenti della maestra delle elementari e lo farò anch’io.
E poi… ci sono quelle giornate in cui l’avversario tira da un metro e prende il palo, ritira da un metro e rotti e prende Abbiati come fosse il bersaglio del luna park mentre Kakà al primo tiro, di testa, su angolo, dimenticato da tutti come un Tuareg nel deserto infila la rete. E poi c’è un altro angolo e dopo un tiro sbilenco che passa in mezzo ad una selva di gambe trova Zapata che arma il suo piattone e da due passi infila il due a zero. Ah il calcio, forse per questi e tanti altri motivi lo sport più bello del mondo. Già, perché come si era detto dopo la partita di sabato sera con il Genoa, il Milan di colpe ne ha tante (troppe) ma ha anche raccolto meno (a volte) di quanto meritasse mentre ieri tutto sembrava già scritto a fronte, è giusto dirlo, di una partita tosta, ordinata, concentrata dall’inizio alla fine dei rossoneri.

Chi sostiene che il Celtic attuale farebbe fatica nella nostra serie B ha ragione e può essere anche ritenuto attendibile ma è altrettanto vero che è la stessa squadra che in casa ha battuto l’Ajax e fatto soffrire il Barcellona. Quindi non farò il disfattista ad oltranza e troverò un ulteriore riscontro rispetto a quanto sostengo da tempo, ovvero che questa squadra (la stessa dello scorso anno con Kakà e Poli in più) forse non sarà da titolo ma certamente non è da ultimi posti e nemmeno da centro classifica. Quello che è mancato e ancora manca, fino a riprova delle prossime uscite, sono la convinzione e l’organizzazione di gioco necessaria per essere una squadra coesa, determinata e organizzata. Questa partita di certo riaprirà il dibattito tra innocentisti e oltranzisti. L’unico rimedio è che la squadra, da “Acciughino” a Cristante, passando per i vertici torni a comportarsi da Milan, nella forma e nella sostanza partendo dai comportamenti fuori e dentro il rettangolo verde.


Andrea Matani
AmazingMilan

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