Torino - Milan 2-2, un disastro...

Abbiamo atteso più di ventiquattro ore prima di mettere su carta le sensazioni che sono seguite al disastro di Torino. Si, disastro, perché dal nostro punto di vista il rigore di Balotelli che ha permesso di non incasellare un'altra sconfitta non può e non deve cambiare il giudizio sulla prova della squadra di Allegri.

Questa volta però il tempo non è servito a far scendere dalla testa, come una doccia bollente, il senso di frustrazione e rabbia che si è impadronito di tutti durante la partita di Sabato.


Perdere è lecito, figuriamoci pareggiare, ma è inquietante il modo in cui si arriva a questi risultati e come se ne esca. La scorsa stagione era stato un piccolo capolavoro di risalita dopo una lunga apnea in stile Pellizzari, e anche se un gioco organizzato non si era mai visto il risultato finale giustificava tutte le sofferenze patite per raggiungerlo e il cinismo poteva anche prevalere sull’estetica.

Quest’anno no. Non possiamo non chiederci come sia possibile che il cambiamento di modulo (?) dovuto ad un singolo innesto, Kakà per Boateng, mandi in tilt tutto un sistema di gioco dopo che per un estate intera si è sentito dire che si partiva avvantaggiati perché il gruppo si conosceva rispetto a dodici mesi prima quando la squadra era stata piallata con un bulldozer.

Non si riesce a capire come, nonostante la preparazione mirata per partire forte in campionato e qualificarsi dai preliminari europei alla massima competizione continentale, la squadra sembri sempre incartata, gli avversari sembrino Achille piè veloce e i nostri dei pali della luce bullonati sul terreno di gioco.

Non ci raccapezziamo nel vedere Robinho vagare come un ectoplasma per il campo con la scusa che non gioca da tempo quando ha fatto tutta la preparazione e, a sentire lui, è motivato per andare ai mondiali.

Robinho è un esempio ma non è che gli altri brillino per intraprendenza.

Non sappiamo come giustificare l’ennesima ecatombe di infortuni  nemmeno fosse stata lanciata una provetta di “ebola” a Milanello. Caso ancora più strano, la Juve che fa una preparazione che neanche i Marines, ha solo assenze nella media di una squadra di serie A, il Milan che invece (pare, sottolineiamo pare) svolge allenamenti più blandi ha sempre l’infermeria piena.

Tante domande, tanti dubbi. Da risolvere in fretta perché il Napoli è in arrivo e la Champion’s non aspetta. Un altro anno vissuto ai margini da Settembre sarebbe intollerabile, e non si dica che mancano i giocatori all’altezza perché si, forse non saremo più lo squadrone di qualche anno fa, ma per giocarcela alla pari in Italia ce n’è abbastanza e qualcosa ci avanza.

Attendiamo le risposte, le attendiamo sul campo. Dalla società, dal tecnico ma anche dai giocatori, che sembrano bambini viziati e ai quali forse è giunto il momento di concedere meno alibi e dare maggiori responsabilità: l’età non è più sufficiente a spiegare atteggiamenti da prima donna da chi deve ancora dimostrare tutto. Non si diventa campioni indossando semplicemente le gloriose strisce verticali rossonere ma bisogna che chi le indossa ne colga il valore e la responsabilità che questa divisa comporta per chi la porta in giro per il mondo.

E poi, età? Quale età? Il progetto giovani Sabato sera era rappresentato da Poli e Balotelli gli altri della linea verde dov’erano? Alcuni nemmeno convocati. Progetto abortito? Sarebbe bello che qualcuno spiegasse.

Commentare la partita con il Torino oggi non avrebbe senso, stendiamo un velo pietoso, il Celtic è alle porte e saremo con le spalle al muro per via degli infortuni, serve che chi andrà in campo dimostri di essere milanista prima ancora che un campione.

Attendiamo le risposte, prima che anche questa volta sia tardi.






Andrea Matani

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