Tutto come da copione, o quasi.


Come era facile prevedere una settimana orsono il Siena ha disputato una partita vera, lottando su ogni pallone come se in Champions ci dovessero andare loro (onore a Iachini e ai suoi ragazzi) mentre a Pescara si è assistito ad una gara tra una squadra vera (i viola) e uno sparring partner adeguatamente infarcito di “primavera” il cui unico scopo è parso quello di assistere alla sfilata della top model gigliata.

Non vorrei fare retorica spicciola ma anche queste cose andrebbero spiegate da chi ulula al complotto e chi si erge a moralizzatore dei costumi altrui.
Non mi soffermerò su rigori dati o non dati, espulsioni giuste o meno, fuorigioco sbandierati oppure no, non fa parte del mio modo di vedere il calcio ma vorrei sottoporre una riflessione da amante del calcio.
Indiscutibilmente la Fiorentina esibisce da inizio anno il gioco migliore, fraseggi ben calibrati, architettura di gioco invidiabile, possesso palla ostentato e redditizio: roba per palati fini insomma.
Detto questo, pur essendo un amante del bel gioco, cresciuto ammirando la supersquadra di Arrigo Sacchi prima e il primo Milan costruito da Carletto Ancelotti con il rombo magico poi, non posso non considerare che se la regola fosse “vince solo chi gioca meglio” nell’albo d’oro di via Turati dovrebbero esserci almeno 5 scudetti in più e Zeman almeno un paio a casa li avrebbe portati.
Invece, aimè, vince spesso il più forte… quindi vincono i Capello, i Mourinho etc.. ovvero quelli capaci di costruire squadre solide, bilanciate con difese granitiche e attacchi che producono il giusto necessario.
Sbagliato? Ingiusto? Forse si. Però è il calcio, prendere o lasciare. Per i cultori dell’estetica a prescindere esitono varianti quali la ginnastica ritmica o il nuoto sincronizzato.
Detto questo, credo sia assolutamente necessario, per il Milan di domani, tornare a giocare come la sua storia impone perché questo i tifosi vogliono e perché giocando bene, comunque, spesso si vince e meno spesso si perde.
La partita di Siena consolida una volta di più quanto avevamo già espresso una settimana fa. Il centrocampo necessita di interpreti che sappiano abbinare pressing a giocate con piedi educati e in difesa servono almeno due ritocchi: un centrale dominante di testa (partendo dal presupposto che a buon mercato non vedo all’orizzonte l’erede di Nesta o Maldini) e un esterno sinistro che sappia crossare riportando De Sciglio a destra.
L’attacco mi sembra fatto, basterà recuperare psicologicamente il Faraone e magari aggiungere un esterno di destra ficcante che dia modo a Niang di crescere sbagliando le partite che alla sua età, per forza di cose, sbaglierà ancora, completando la sua maturazione.
Capitolo Allegri. La sua colpa più grande, a mio avviso, è non aver dato un gioco riconoscibile alla squadra e aver impiegato tre mesi per capire come disporli in campo. Fatte queste premesse credo che il terzo posto, roster alla mano, sia il miglior risultato possibile, visto che il secondo non avrebbe cambiato nulla.
C’è di meglio in giro? Sicuramente si, ma sono fuori budget (Guardiola, oltretutto già accasato da tempo) o per politica societaria a Milano non verranno mai (Klopp?).
Quindi non sarei cosi sicuro che Donadoni, Van Basten, Inzaghi o Seedorf (o qualche altro nome tirato fuori dal cilindro) possano fare molto meglio del conte Max. 
Resta da vedere quale argilla sarà disponibile sul mercato per modellare la squadra 2013/2014. Nel calcio non si inventa nulla ma qualche idea brillante, a volte, è lecito farsela venire.


Amazing Milan (AM)

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