Milan - Roma: un Milan come sempre e riflessioni su Allegri.



Il paradigma della stagione milanista, l’ennesimo, si è palesato nuovamente ieri sera in quel di San Siro. Il Milan si conferma grande con le piccole e piccolo con le grandi.
Non occorre essere un maestro di giornalismo o uno studioso di statistica per rendersi conto che i rossoneri quest’anno, contro le prime della classifica, hanno vinto solo con Juventus (rigore almeno dubbio), Lazio (in 11 contro 10 da metà del primo tempo) e con l’ Udinese.

L’Inter peggiore degli ultimi quindici anni non è stata battuta, cosi come il Napoli e la Roma disgraziata di questa stagione. In compenso, rispetto agli anni passati, si è vinto tutto quello che si poteva contro le medio piccole del campionato, storico tallone d’achille milanista.

E questo è forse il miglior viatico verso la partita decisiva contro il Siena di domenica prossima dove ci si giocherà l’accesso alla massima competizione europea. Obiettivo insperabile ad Ottobre ma adesso imprescindibile e meritato per la grandiosa rimonta a passo scudetto nel girone di ritorno. Senza fare dietrologia da due soldi e pronto ad essere smentito mi aspetto una vittoria sul velluto dei viola contro il Pescara oramai in disarmo mentre temo che “i ragazzi” se la dovranno sudare con i Senesi che anche ieri hanno onorato la maglia al San Paolo.
Che la stanchezza ci sia è palese e giustificabile, quello che lo è meno è la mancanza di gioco che ancora, dopo 10 mesi di stagione, non si vede negli uomini di Allegri. Anche ieri l’inizio è stato imbarazzante, passaggi sbagliati di metri, posizionamento in campo perlomeno rivedibile con i centrocampisti staccati dagli altri reparti. Il Faraone è in una fase di involuzione preoccupante, non tenta più la giocata, si nasconde e si percepisce che la spontaneità di inizio stagione è stata fagocitata dall’incertezza e dal dubbio di poter sbagliare. Stephan pensa sempre un secondo di troppo sul come e quando, mentre semplicemente dovrebbe fare quello che gli riesce meglio… giocare.
La difesa sembra oramai registrata con Zapata (formato deluxe) e Mexes (anche se la dormita è sempre in agguato) e dovrebbe dare sufficienti garanzie. Se riuscissimo a tenere sotto controllo gli istinti belluini che obnubilano la mente di Balotelli, Muntari e altri dallo spirito incendiario saremmo una potenziale corazzata.
Chiudo con una riflessione sul mister. Per una settimana si è parlato solo di lui e del suo futuro quando forse sarebbe stato meglio pensare alla Roma. Ritengo Max un ottimo gestore ma non un allenatore in senso stretto. Se gli dai una squadra da 6 la farà rendere per 6 ma non riuscirà a tirar fuori quel qualcosa in più. Alla Capello insomma. Ora il dubbio amletico è il seguente: cambiare per cambiare o proseguire con l’usato sicuro sapendo che in giro di tecnici del tipo due (hanno una squadra da 6 e ma la fanno rendere da 7) non ce ne sono in quanto tutti già presi o impresentabili a Milano sponda rossonera?
Vale la pena rischiare un Seedorf, un Van Basten, un Inzaghi o un Donadoni con una squadra che non sarà diversa da quella attuale? Forse c’è ancora chi sogna una campagna rafforzamento con Messi e Ronaldo con la nostra gloriosa casacca ma illudersi sarebbe nocivo e privo di senso.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Amazing Milan
Andrea Matani

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