A presto Ambro



Lascia anche l’ultimo dei capitani della stirpe d’oro. Massimo Ambrosini, Arsenio Lupin per Pellegatti e tanti rossoneri, non rinnoverà il contratto con via Turati e dopo 18 anni chiuderà altrove una grande carriera.
E’ stato l’ultimo ad ammainare la bandiera dopo Baresi e Maldin,i capostipiti di quel gruppo storico che ha guidato i colori rossoneri in Europa e nel mondo.
Anche se non cresciuto nelle giovanili di Milanello (arrivato da Cesena) è come se fosse sempre stato milanista dai pulcini per cultura, tradizione e modo di porsi, forse troppo intelligente, a volte, per l’ambiente calcistico, per le interviste dal profilo basso e mai pungenti, al massimo argute, verso avversari e ambiente pallonaro.

Nasce centrocampista di rottura e si evolve piano piano passando per mezzala sinistra nel rombo magico di Ancelotti per poi consacrarsi definitivamente, sempre sotto la sapiente guida di Carletto, nel terzetto di centrocampisti che vincerà ad Atene il replay contro il Liverpool, forse la sua miglior stagione nel Diavolo anche se non completa per via degli infortuni.
Infortuni. Una parola ricorrente nella carriera di Massimo. Infortuni che ne hanno limitato la mobilità e forse non hanno permesso di vedere il suo vero potenziale che, avrebbe potuto farlo brillare di una luce ancora più grande di quella che lo ha accompagnato.
Grandioso recupera palloni, ottimo nell’anticipo e nell’assaltare l’avversario in pressing, a volte solitario, è stato spesso anche un arma tattica in fase offensiva dove la sua capacità nel gioco aereo ha permesso di sbloccare tante situazioni ingarbugliate (chi non lo ricorda schierato anche da centravanti in alcuni finali di partita?).
Memorabili anche le sue percussioni palla al piede per procurare rigori dopo essersi trovato prorompente davanti al portiere avversario scardinando le retrovie avversarie.
Se proprio dobbiamo trovare qualche neo ad Ambro, giusto per non apparire smielati, guarderemmo al lato tecnico che si è evoluto meno nel tempo rispetto al resto, un tocco di palla rimasto sempre un filo ruvido e che se migliorato lo avrebbe reso uno dei centrocampisti più completi nel mondo abbinando corsa, potenza fisica e fiuto del gol.
Non basterà la goliardata dello striscione esibito sul pullman dopo la vittoria in Champion’s per offuscarne la reputazione anche tra i “non milanisti”, altri colleghi hanno fatto ben di peggio e vengono considerati ancora dei lord inglesi. Ambro ha sempre dimostrato sul campo e fuori di essere un calciatore ma principalmente un uomo per bene.
Resta l’amaro in bocca di un addio, o arrivederci, passato in sordina e comunicato tra le righe di altri discorsi come avviene per un componente qualunque della rosa. Forse che qualcosa sia andato storto con la società nell’ultimo periodo per commenti non troppo allineati al modus operandi adottato?
Ma non è questo il momento delle polemiche, Ambro rimarrà , nella mia memoria, per il gol “bordata” alla Sampdoria che coronò la rimonta sulla Lazio nello scudetto di Zaccheroni. Poi sarebbero arrivati i grandi successi ma è da li che tutto ebbe inizio.
Ciao Ambro, capitano, e grazie di tutto.


Amazing Milan (AM)

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